Una riflessione politica sull’Ecuador: tra passato, presente e futuro.

Le elezioni in Ecuador si son concluse il 2 aprile. Dall’Italia, molti amici, compagni/e mi hanno rivolto delle domande sulla situazione del paese. Il tempo, ahimé, e’ sempre poco e non sono riuscito a rispondere a tutti, mispiace. Di seguito, pubblico le mie risposte a delle domande inviatemi da una cara amica italiana.

Buona lettura!!

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Che cosa ha provocato il cambio e il deterioramento delle relazioni tra Correa e le organizzazioni indigene?

Il governo Correa e i movimenti sociali dell’Ecuador vivono, a mio avviso, relazioni differenti in questi dieci anni.

Nel I Governo Correa (2009 – 2013) c’è un coinvolgimento importante dei movimenti sociali (sindacati dei lavoratori, organizzazioni indigene, gruppi ambientalisti, femministi e glbt, movimenti antimperialisti) nel nuovo processo politico. Queste realta’ rappresentano una soggettività politica attiva nella promozione e redazione di una nuova Carta Costituzionale, approvata con un grande consenso popolare (75,8%) nell’anno 2008.

Quali sono i punti progressisti e avanzati della nuova Carta Magna?

Il nuovo presidente della Repubblica, Rafael Correa, raccoglie le differenti istanze che vengono dal basso e dalla società civile come: diritti e salvaguardia della natura (art.10, 12, 27, 71, 72, 73, 74), la lotta alla precarizzazione e alla terziarizzazione del lavoro (art. 13, 14, 15, 16), recupero della sovranità territoriale contro ogni forma di ingenerenza imperialista (art. 5), riconoscimento dell’educazione bilingüe e passi in avanti per la costruzione di uno stato plurinazionale (art. 1, 6, 257, 380), riconoscimenti e tutele per le donne nell’ambito lavorativo (art. 434, e disposizioni transitorie nella parte finale della Costituzione).

Restano ancora dei punti di frizione, tra i movimenti e il governo come: la legalizzazione dell’aborto[1], il riconoscimento del matrimonio gay (le coppie di fatto gay possono contrarre matrimonio civile d’accordo all’art. 67 della Costituzione del 2008[2]) e il mancato riconoscimento della lingua Kichwa come secondo idoma ufficiale del paese. Questi ostacoli, a tali riconoscimenti, vanno letti rispetto a due punti: a) alcune istanze sono considerate ancora troppo avanzate in un paese prevalentemente cattolico (lo stesso Presidente della Repubblica Correa è un cattolico credente e praticante), b) perché rappresentano un ostacolo al proceso in costruzione di un interesse nazionale.

Penso che le relazioni con i movimenti indigeni siano cambiate nel secondo governo Correa (2013 – 2017), perché comincia l’accellerazione del proceso di costruzione di uno stato nazione e i particolarismi rappresentano un ostacolo. L’accellerazione di tale proceso d’integrazione nazionale, contrasta con la rivendicazione dei gruppi indigenisti e ambientalisti di alcune aree del paese che, a partire dall’anno 2014 aumentano il livello di conflitto. Non tutti peró scenderanno in piazza, perché una parte dei movimenti indigeni, ambientalisti e sindacali sposeranno il progetto politico assumendo ruoli di gestione e responsabilita’ nel Governo.

Questo sarà, a mio avviso, l’inizio di due processi che colpiscono i movimenti sociali: a) la frammentazione e divisione delle organizzazioni di base, b) la perdita dell’impulso rivoluzionario e il proceso di imborghesimento. Una parte del movimiento indigeno, lavoratore. ambientalista e femminista comincerà a criticare questa posizione intransigente del governo e cominceranno frizioni che culmineranno con la repressione di piazza, la persecuzione di alcuni gruppi considerati (dal governo) vicini ai servizi segreti statunitensi.

L’anno 2014 e’ l’anno di svolta e si registra un aumento del conflitto su vari fronti (ambientalista, mondo del lavoro, indigenista).

  • Le manifestazioni contro lo sfruttamento del Yasuni ITT (in un principio salvaguardato dallo sfruttamento) e la promozione del referéndum nell’anno 2014 (sorge il movimiento di Yasunidos).
  • La marcia di alcuni sindacati dei lavoratori, che criticano (giustamente) una serie di leggi che introducono la precarizzazione del mondo lavorativo. La manifestazione del 17s registrera’ una buona partecipazione del mondo del lavoro.
  • manifestazioni di alcune realtà indigene del paese (agosto 2015) contro las leyes minerarias, del agua, y de la salvaguardia del territorio.

E questo cambio ha coinvolto tutto il movimento o ci sono divisioni?

Come gia’ detto, Correa ha lavorato – sin dall’inizio – per la costruzione di uno stato sovrano, per la tutela di interessi nazionali. Questi due elementi rappresentano i pilastri che gli hanno permesso di costruire la sue egemonia mediante lo sviluppo e la redistribuzione delle risorse dall’alto verso il basso. Nel discorso del Presidente la critica alle politiche neoliberali, sono stato un refrain constante e permanente nei sue due mandati – “Ecuador vivió, y por mucho tiempo, las nefastas consecuencias de la larga noche neo – liberal” e ”nuestra visión no puede ser otra que la nacional”. [3] Queste posizioni contrastano con parte della società civile, le organizzazioni di base, i gruppi particolari e le comunità indigene. Il governo ricorre a una serie di leggi che servono a legittimare il suo discorso e proceso e a dividere i movimenti social per poi cooptarli. Il vecchio motto imperialista romano funciona sempre “divide et impera”. I movimenti si dividono e cominciano lotte intestine che portano alla riconfigurazione dell’intero panorama político dell’ area esterna al partito Alianza País.

Una parte dei movimenti indigeni proseguono con il governo, sacrificando parte della loro agibilità política e identitá di classe ed étnica e si accontentano dei riconoscimenti sanciti nella nuova Costituzione del 2008. Altri gruppi invece non vogliono essere “clienti” del proceso, bensì vogliono continuare la lotta e contrastare le direttive del governo che vanno verso una svolta liberale (secondo le loro critiche).

Che peso ha avuto la questione dell’estrattivismo e le questioni ambientali in questa polemica?

Ho gía risposto precedentemente. Evidenzierei un altro aspetto che ha alimentato i contrasti tra il governo, le ONG e la “societá civile ecuadoregna” negli ultimi anni. E’ conosciuto che le ONG sono la faccia umana del proceso neo – coloniale. E’ un modo – da parte dei paesi colonizzatori e imperialisti –  piú cortese di colonizzare i paesi in “fase di sviluppo”. Lo avverte anche lo stesso Correa (nel 2015 in visita al Vaticano) quando afferma che

le ONG non sono organizzazioni non governative, bensí organizzazioni di altri paesi.

Correa, nella stessa occasione, manifestera’ le sue perplessita’ sulle responsabilita’ e sulla professionalita’ di tale societa’ civile ecuadoregna. Secondo il primo Mandatario ecuadoregno c’e’ una forte preoccupazione per la democrazia quando il “campo politico” (utilizzando un termine del sociologo P. Bourdieu) viene gestito dai profani della politica. Bisogna invece affidare la gestione del microcosmo politico ai professionisti della politica.

“Sí me preocupa un poquito eso porque para mí no hay nada más peligroso para la democracia que actores políticos sin responsabilidad política” (Correa durante l’incontro al Vaticano in data 16 aprile 2016)

Lasso ha potuto contare sui voti indigeni in queste elezioni? Se sì con quali promesse?

Si certo! Lasso ha ricevuto molti voti dal settore indigeno della Sierra e della Amazzonia[4]. Gìa durante la campagna elettorale era evidente che una parte del voto indigeno sarebbe confluito nelle file del candidato della destra Lasso. Bisogna fare delle distinzioni importanti in merito al voto indigeno, perché si possono creare delle confusioni. La prima differenza è di carattere classista, cioè le elite dei movimenti indigeni hanno votato per Lasso (nel primo e secondo turno) mentre invece le basi hanno votato per Moncayo e/o Moreno (nel primo turno) e per Moreno nel ballottaggio o si sono astenuti. I casi più chiari si riferiscono alle organizzazioni indigene della Sierra più importanti, cioè: l’ECUARUNARI[5], la CONAIE[6], PACHAKUTIK. [7].

Le promesse, durante questa campagna elettorali, son state tantissime. La prima del candidato Lasso è stata quella di voler (e poter) crear un milione di posti di lavoro in 4 anni. A prescindere dall’ appartenenza étnica o nazionale (in Ecuador ci sono 14 nazionalità), questa promessa ha catturato l’attenzione di tutto l’elettorato del paese. Rispetto all’elettorato indigeno son state fatte le seguenti promesse: a) eliminazione del código 16 (che impone la registrazione delle organizzazioni anche indigene), rivedere i contratti con le multinazionali rispetto all’estrazione petrolífera dell’Amazzonia, incremento della produzione micro delle aziende agricole della sierra.

Come si evolveranno le relazioni tra Moreno e le organizzazioni indigene secondo te?

Innanzitutto ci sarà una lunga fase di dialogo del Presidente della Repubblica Moreno con molte realtà che hanno manifestato contrarietà negli ultimi tempi. L’ha dichiarato non appena sono stati proclamati i voti ufficiali del CNE (Consejo Nacional Electoral). Questo dialogo riguarderà anche i settori indigeni in merito a una serie di punti che ho già menzionato prima. Ha gía dichiarato che vorrá ricostruire le relazioni con la Conaie e con le organizzazioni indigene dell’Amazzonia. A mio avviso, quanto avverrá nei prossimi mesi sará un proceso di costruzione di una nuova egemonia del governo con la partecipazione di una parte della societá civile che avrá un ruolo di mediazione.

Note.

[1] Durante il dibattito parlamentare dell’anno 2014, per l’approcvazione del nuovo COIP, (Código Orgánico Integrale Penale) la deputata Pavón (Alianza País – partido di Correa) propone di incorporare nel COIP una serie di legge che allarghino le possibilitá di poter abortire per le donne non solo in cso di violenza. A tale proposta interviene direttamente Correa minacciando, in caso di approvazione di tali misure legislative pro – abortiste, di lasciare la guida del paese.

[2] La prima coppia gay si sposa al Registro Civile di Quito nell’agosto del 2009.

[3] De la Torre, C. (2012). “Rafael Correa un populista del Siglo XXI”, en Cheresky, I. (ed.) ¿Qué democracia en América Latina? Buenos Aires: CLACSO/Prometeo. Pp: 251-281.

[4] Rispetto ai voti della zona Amazzonica, ha contato l’alleanza tacita tra il PSP (dell’ex Presidente della Repubblica Lucio Gutierrez) e CREO (partito di Lasso). Il PSP nell’Amazzonia gode ancora di un buon consenso per l’origine del suo líder, cioé Lucio Gutierrez. Il candidato Lasso vince praticamente in quasi tutte le regioni dell’Amazzonia: Orellana, Pastaza, Morona Santiago, Zamora – Chinchipe e Napo. L’unica eccezione e’ rappresentata dalla regione di Sucumbios dove Moreno vince di misura con il 50,49% dei consensi contro il 49,51% di Lasso.

[5] Il dirigente principale dell’Ecuarunari, Carlos Pérez Guartambel, dichiara pubblicamente l’appoggio a Lasso nella fase del ballottaggio. Non tutta l’organizzazione lo appoggerá.

[6] Humberto Cholango e Salvador Quishpe, tra i principali líder della Conaie hanno appoggiato il candidato Lasso. Non tutta l’organizzazione seguirá i suoi dirigente e dependerá anche dalle zone del paese. La sezione Chimborazo, la regione con il piú alto tasso di presenza indígena del paese, voterá invece per Moreno.

[7] Lourdes Tibán, tra le figure piú distaccate della dirigenza del partito PACHAKUTIK, appoggerá la candidatura Lasso.

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