Intervista all’Ambasciatore Palestinese in Ecuador alla Feria del libro di Quito.

Intervista ad Hani Remawi Ambasciatore palestinese in Ecuador realizzata durante la Feria Internazionale del libro di Quito – novembre 2014

di Davide Matrone

con l'incaricato culturale dell'ambasciata palestinese (sinistra) e l'ambasciatore palestinese (a destra)

con l’incaricato culturale dell’ambasciata palestinese (sinistra) e l’ambasciatore palestinese (a destra)

Il 1 dicembre del 2005, nella sua risoluzione 60/37 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto al Comitato  per l’esercizio dei diritti inalienabili del popolo palestinese e alla Divisione dei Diritti dei Palestinesi che, come parte della celebrazione, il 29 novembre, (il Giorno Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese), si continuasse ad organizzare un’esposizione annuale sui diritti dei palestinesi in cooperazione con la Missione Permanente di Osservazione della Palestina all’interno dell’ONU.

Parliamo dell’ultimo e recente attacco israeliano nella Striscia di Gaza denominato “Margine Protettivo” cominciato l’8 luglio scorso  causando la morte di migliaia di innocenti. Com’è la situazione attuale?

La situazione  non è cambiata per nulla. Certo, i bombardamenti si son fermati però il blocco continua e questo pone in serie difficoltà la popolazione civile sempre più disperata. Speriamo che Israele partecipi all’incontro che si terrà in Egitto con la presenza dei partiti politici palestinesi capeggiati dalla delegazione dell’OLP (Organizzazione Liberazione Palestinese) e che si determini il cessate il fuoco per la popolazione civile. Questa è la situazione in Gaza. Tra le novità c’è la presa di posizione della Lega Araba che ha proposto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Organizzazioni Nazioni Unite) il ritiro dell’esercito israeliano dai nostri territori. La proposta è capeggiata dalla Giordania che in questo momento è membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Tutti i cancellieri dei paesi arabi hanno già adottato la proposta nella quale si dichiara la fine dell’occupazione israeliana e restituzione dei territori palestinesi secondo la risoluzione ONU 242 del 1967.

Lo scorso luglio, il Consiglio ONU per i diritti umani di Ginevra ha votato a maggioranza l’apertura di un’ inchiesta per incriminare i leader israeliani per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani. L’UE (Unione Europea) si è astenuta, mentre tutti i paesi dell’America Latina hanno votato a favore. (Nella votazione ci sono stati 29 voti favorevoli, 17 astenuti e 1 voto contrario ndr). Cosa ne pensa al riguardo?

La posizione dei paesi latinoamericani è rivoluzionaria e non solo in questo caso. Questi paesi si stanno battendo a livello internazionale per la salvaguardia dei diritti dei popoli del mondo e della loro autodeterminazione. Sono uniti nel condannare l’occupazione militare israeliana nei nostri territori. Penso che l’America Latina oggi sia il baluardo della difesa dei popoli in lotta per la propria autodeterminazione. Ringraziamo molto questo continente per la loro presa di posizione. In merito alla questione mediorientale hanno una postura di intermediazione molto importante per la garanzia della pace nella regione senza avere un’ostilità a priori contro lo Stato d’Israele. Speriamo che questa posizione contagi anche i paesi europei.

Venezuela è stato uno dei primi paesi internazionali ad inviare aiuti umanitari in Palestina nei primi giorni d’agosto.

Venezuela ha inviato aiuti immediatamente. Attraverso vari voli aerei ci ha aiutato moltissimo ed inoltre ha regalato 1000 borse di studio a giovani palestinesi per studiare in Venezuela. Ringraziamo moltissimo il Presidente Nicolás Maduro e tutto il popolo venezuelano. Anche l’Ecuador ci ha aiutato moltissimo inviando aiuti umanitari nella Striscia di Gaza ed inoltre ha avuto una posizione di condanna nei confronti di Israele e dei suoi attacchi.

Lo scorso 9 novembre si sono “celebrati” in Germania i 25 anni della caduta del Muro di Berlino o “Muro della Vergogna”. In Palestina  esiste da oltre 10 anni un Muro che è molto piú lungo e più alto di quello costruito in Germania. Il muro in Palestina segrega la popolazione palestinese in territori ghetti,  crea quotidianamente enormi difficoltà. Eppure questo muro sembra non esistere e non essere altrettanto vergognoso. 

Noi palestinesi lo chiamiamo ugualmente “il muro della vergogna”. Se uno vuole delimitare i suoi territori costruendo muri ha tutti il diritto di farlo all’interno del proprio territorio, ma non ha il diritto di farlo in territorio non suo. Questo è il crimine che sta realizzando Israele nei nostri confronti. Voglio riprendere una frase del vecchio Papa Giovanni Paolo II quando visitò la Terra Santa. Durante un discorso fatto a Betlemme disse:“il mondo non ha bisogno di muri, il mondo ha bisogno di ponti“. Dobbiamo costruire ponti. Questo muro della vergogna in Palestina un giorno cadrà come sono caduti altri muri e speriamo che cada il più presto possibile affinché non ci sia più tanto terrore.

il muro in Palestina

il muro in Palestina

La proposta palestinese. 

C’era un riconoscimento mutuo nel 1993 però poi Israele si allontanò da questi accordi e riprese il suo comportamento belligerante. Noi siamo favorevoli per la costruzione di due stati, uno stato palestinese ed uno israeliano e una convivenza pacifica. Prima però lo Stato d’Israele deve ritirarsi dai territori palestinesi e riconoscere la risoluzione 242 dell’Onu del 1967. Vogliamo inoltre la liberazione di tutti i nostri prigionieri.

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