Il Consiglio di sicurezza Onu vota l’entrata del Venezuela

—  Geraldina Colotti, 16.10.2014

Caracas. Narcotrafficanti colombiani dietro l’omicidio del deputato Robert Serra

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Esce l’Argentina, entra il Vene­zuela. I 193 stati che com­pon­gono l’Assemblea gene­rale dell’Onu hanno eletto il paese socia­li­sta come uno dei cin­que nuovi mem­bri non per­ma­nenti del Con­si­glio di sicu­rezza. Per far­cela, Cara­cas avrebbe dovuto otte­nere 122 voti, ne ha incas­sati invece 181 voti e 10 asten­sioni. Eletti anche Male­sia (con 187 voti), Angola (190) e Nuova Zelanda (145), men­tre la Spa­gna ha dovuto penare un po’ per imporsi sulla Turchia.
Il Con­si­glio di sicu­rezza è com­po­sto da 5 mem­bri per­ma­nenti (Stati uniti, Regno unito, Fran­cia, Cina e Rus­sia) e 10 pro-tempore che non hanno potere di veto ma par­te­ci­pano alle deci­sioni e ven­gono eletti per due anni. Nes­sun altro paese del Lati­noa­me­rica e dei Caraibi ha pre­sen­tato can­di­da­ture. La deci­sione di pro­porre Cara­cas era stata presa in una riu­nione a porte chiuse nella sede dell’Onu, il 23 luglio.
Washing­ton ha così dovuto ingo­iare oggi quel che era riu­scita a impe­dire nel 2006. L’allora pre­si­dente vene­zue­lano Hugo Cha­vez avrebbe voluto entrare nell’organismo per «favo­rire un mag­gior equi­li­brio e una mag­gior rap­pre­sen­tan­ti­vità per la costru­zione di un mondo mul­ti­cen­trico e mul­ti­po­lare». Gli Usa ave­vano però bri­gato per imporre il Panama, al ter­mine di 47 giri di voto e un testa a testa tra il Gua­te­mala e il Venezuela.
Que­sta volta, non ha però avuto abba­stanza peso nean­che la let­tera inviata al segre­ta­rio di Stato, John Kerry, da una doz­zina di sena­tori Usa per chie­der­gli di osta­co­lare l’entrata del Vene­zuela, «un paese — hanno scritto — il cui governo con­tra­sta coi prin­cipi fon­da­tivi della Carta delle Nazioni unite». Per ora, Washing­ton non si è espressa. La posi­zione del governo boli­va­riano sulle crisi inter­na­zio­nali, come quella con la Rus­sia o con la Siria non crea però di certo un con­trap­peso a suo favore.
Il governo Maduro e quello dei suoi omo­lo­ghi socia­li­sti in Ame­rica latina pre­fe­ri­scono inviare medici e aiuti soli­dali e non cac­cia­bom­bar­dieri. Obama non perde occa­sione per accu­sare Maduro di non rispet­tare i diritti umani. Così, a set­tem­bre, durante il suo discorso all’Assemblea gene­rale dell’Onu, ha messo in cima alla lista dei «pri­gio­nieri che meri­tano di essere libe­rati» l’ex gol­pi­sta Leo­poldo Lopez, lea­der del gruppo di oppo­si­zione Volun­tad Popu­lar, il cui pro­cesso per le vio­lenze con­tro il governo scop­piate nel feb­braio scorso si sta svol­gendo in que­sti giorni. E anche il Gruppo di lavoro sulle deten­zioni arbi­tra­rie del Con­si­glio dei diritti umani dell’Onu, basato a Gine­vra, ha chie­sto la libe­ra­zione del diri­gente oltranzista.
«Il Vene­zuela lotta per un mondo nuovo, è l’epicentro delle libertà e que­sta è una vit­to­ria di Cha­vez che con­ti­nua a vin­cere bat­ta­glie nel mondo», ha detto Maduro, con­fer­mando che il paese sarà anche mem­bro della pre­si­denza del Movi­mento dei Paesi non alli­neati. Un risul­tato dell’intensa atti­vità inter­na­zio­nale che il governo ha svolto in nome «della pace, dei diritti e della giu­sti­zia sociale». Gra­zie alla distri­bu­zione della ren­dita petro­li­fera, il Vene­zuela ha rag­giunto anzi­tempo diversi Obbiet­tivi del Mil­len­nio sta­bi­liti dalla Fao, che ieri ha rivolto un rico­no­sci­mento spe­ciale al per­corso intra­preso verso la sovra­nità alimentare.
Maduro deve però veder­sela con l’opposizione delle destre, che domani tor­nano in piazza con­tro il governo. Ma scende in piazza anche la gio­ventù cha­vi­sta, per ricor­dare il ven­ti­set­tenne depu­tato Robert Serra, ucciso insieme alla sua com­pa­gna Maria Her­rera, il 1 otto­bre. Un omi­ci­dio su com­mis­sione, ha detto Maduro mostrando il video delle tele­ca­mere di sicu­rezza e quello di un reo con­fesso. Un assas­si­nio orga­niz­zato in Colom­bia dai para­mi­li­tari dell’ex pre­si­dente Alvaro Uribe. Lo stesso pre­si­dente dell’assemblea, Dio­sdado Cabello e un altro mini­stro sareb­bero sfug­giti a due omi­cidi mirati.
Uribe ha inviato la sua rispo­sta: un video con la voce dell’ex depu­tata di estrema destra Maria Corina Machado, amica dei nazi­sti su cui stava inda­gando la com­mis­sione par­la­men­tare di Serra. E in fondo, una frase: que­sto è il cam­bia­mento per il Venezuela.

 

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