Intervista ai reduci della guerra delle Malvinas.

Un conflitto dimenticato: La guerra delle Isole Malvinas

Intervista ai veterani della guerra delle Malvinas

di Davide Matrone

Buenos Aires

Con i veterani della Guerra delle Malvinas in Plaza de Mayo _Buenos Aires

Con i veterani della Guerra delle Malvinas in Plaza de Mayo _Buenos Aires

E’ il 1982, un anno pieno di conflitti nel mondo. In Medio Oriente lo stato d’Israele invade il Libano e massacra migliaia di rifugiati palestinese nei campi profughi di Sabra e Shatila. A guidare le operazioni è Ariel Sharon futuro primo ministro. Nella zona mediorientale si sta consumando un altro conflitto bellico e cioè quello tra l’Iraq di Saddam Hussein (appoggiato e finanziato dagli Stati Uniti) e l’Iran dell’Ayatollah Khomeini e infine l’URSS continua la sua avanzata in Afghanistan anche se in realtà più che un’avanzata si tratta di un vero e proprio stallo.

In quello stesso anno, come se non bastasse, si riaccende un vecchia disputa territoriale dal sapore coloniale e cioè la contesa delle isole Malvinas o Falkland nel mar atlantico argentino. A quell’epoca al potere in Argentina c’era il generale Leopoldo Galtieri (dicembre 1981 – giugno 1982) che in passato era stato assegnato per delle operazioni in Centro America per l’addestramento della guerriglia Contras contro il governo sandinista nicaraguense e per l’addestramento delle forze honduregne e salvadoregne contro la guerriglia. Fu un vero e proprio istruttore di tortura in queste zone del centro america. Il Gen. Gualtieri e la dittatura argentina sfidano la Gran Bretagna della Margharet Teatcher e il 2 aprile del 1982 cominciano le ostilità belliche. L’Argentina vuole recuperare queste isole che sono inglesi dal 1833. Dopo 72 giorni di conflitto le isole Malvinas ritornano in mano agli inglesi lasciando al suolo 649 morti argentini e 255 morti britannici. La fine delle ostilità e la perdita della guerra causarono una sollevazione popolare in Argentina che determinò la fine della dittatura militare dopo 7 anni di repressione e crisi.

L’INTERVISTA

Il 30 dicembre del 2013 mi trovavo a Buenos Aires in Plaza de Mayo nei pressi di una grande tenda montata a pochi passi dalla Casa Rosada (il palazzo presidenziale argentino). Ho conversato con un componente del gruppo dei veterani non riconosciuti della guerra delle Malvinas.

Come ti chiami?

Mi chiamo Fernando e sono membro permanente dell’accampamento dei veterani non riconosciuti della guerra delle Malvinas. Un accampamento presente nella Plaza de Mayo di Buenos Aires da 6 anni.

Perché siete qui e cosa chiedete?

Chiediamo allo stato argentino il riconoscimento dell’identità patriottica. Siamo persone coinvolte nel conflitto dell’atlantico del sud. Siamo stati soldati che hanno combattuto per difendere la patria e la bandiera e da tempo dimenticati da tutti. Siamo qui per reclamare l’onore che ci corrisponde per aver difeso la patria argentina e la nostra sovranità. Lo stato ha un debito morale nei nostri confronti e quindi noi chiediamo il riconoscimento di status di veterani di guerra del conflitto delle Malvinas.

I veterani della Guerra delle Malvinas in Plaza de Mayo Buenos Aires

I veterani della Guerra delle Malvinas in Plaza de Mayo Buenos Aires

Quando comincia il conflitto e qual è stato il vostro contributo?

Il 2 aprile del 1982 l’Argentina dichiara la guerra alla Gran Bretagna e all’Irlanda del Nord occupando il territorio delle isole Malvinas. In quell’occasione furono chiamati alle armi tutti coloro della classe 1962 e una parte di quella del 1963. Il teatro delle operazioni fu il litorale patagonico argentino. Una volta sbarcati sul territorio delle Malvinas, venimmo divisi in gruppi e cominciammo le operazioni di occupazione. Il mio contingente doveva aiutare la forza aerea in fase di attacco.

E come terminò la guerra?

Fu un massacro e una triste sconfitta. In totale si contarono più di 900 morti di cui 649 argentini. Diciassette compagni morirono nel continente compiendo azioni belligeranti, il resto morirono sulle isole Malvinas in azioni di combattimento contro il nemico. Oggi nella Plaza de Mayo ci sono 17 croci che ricordano i nostri compagni morti in battaglia. 

Durante questi anni abbiamo conosciuto centinaia e centinaia di ex soldati.

Io so che l’esercito argentino non era tanto preparato rispetto a quello britannico

E’ proprio cosi! Noi eravamo giovani, avevamo 20 anni ed eravamo studenti di Buenos Aires e molti erano dei giovani di origine contadina che venivano da una città che si chiama Corrientes. I nostri fucili spesso non sparavano e s’inceppavano lasciandoci senza alcuna difesa. Dall’altra parte c’era un esercito ben preparato e più professionale dotato di un armamento efficiente.

Avete cominciato questa battaglia 6 anni fa, cioè quando c’era alla presidenza Nestor Kirchner1

Prima della morte di Nestor Kirchner noi eravamo già qui. Nestor scese qui in piazza un giorno dell’anno 2007 ed in silenzio ci venne a trovare e si portò via un cappello nostro promettendoci di risolvere questo conflitto che lui considerava importante. Ci disse che il conflitto delle Malvinas aveva recato molta sofferenza al paese.

Possiamo dire che voi, veterani di guerra delle Malvinas, siete stati due volte vittime.

Sì è proprio cosi! Noi siamo stati vittime di una dittatura militare durata 7 anni e vittime di un esercito straniero. Qui abbiamo sofferto una brutta dittatura. Un periodo durante il quale scomparvero migliaia di persone e molti giovani furono martirizzati.

E dopo la scomparsa di Nestor Kirchner com’è andata avanti la vostra battaglia?

Nestor come già ti ho detto ci promise di risolvere il caso ma purtroppo morì. In seguito con la moglie Cristina si sono avuti dei miglioramenti nell’ambito della difesa dei diritti umani. L’argentina degli ultimi anni ha messo in campo una serie di iniziative per recuperare la memoria storica collettiva sottratta negli anni della dittatura. Noi però viviamo ancora un forte ritardo, nel senso che non ci sono riconoscimenti legislativi e giuridici ed è per questo che siamo qui da 6 anni.

Quanti siete in questo accampamento?

In questa piazza si alternano 400 ex reduci di guerra che in modo permanente presenziano in Plaza de Mayo. Abbiamo già presentato tutta la documentazione necessaria che accerti la nostra partecipazione al conflitto armato. La documentazione è stata presentata al Congresso (Parlamento), ai Ministri competenti e al Governo e nonostante tutto ciò lo Stato non riesce ancora a risolvere la situazione. 

2303

1Presidente Argentino dal 25 maggio del 2003 al 10 dicembre 2007

Ci sono settori della società civile che vi appoggiano in questa lotta e quali sono?

Si, certo! Ci sono alcune organizzazioni che nel corso degli anni ci hanno appoggiato e continuano a farlo come il Correpi che è un’organizzazione che si batte per la difesa dei diritti umani. Molti forum ed altre personalità come l’attuale Papa, che quando era cardinale qui a Buenos Aires ci veniva a trovare qui in piazza. Un’ altra persona che ci appoggia da sempre è Adolfo Perez Esquivel, Premio Nobel per la pace 1980. Queste personalità ci danno maggiore credibilità e sostegno.

Un’altra realtà che ci appoggia è l’Arac de Francia. che è l’Associazione più antica del mondo di veterani di guerra. L’Arac si occupa di reclami di ex soldati di guerra che non vengono riconosciuti tali. Dalla Francia hanno inviato una serie di richieste allo stato argentino ma non hanno ancora ricevuto nessuna risposta.

http://www.combatientestoas.org/web/index.php/20110420660/noticias/ultimas/publicacion-de-la-arac-en-francia.html

Gli anni passano e noi non vogliamo assolutamente che tutto questo venga abbandonato. Nel frattempo abbiamo perso 9 compagni che sono morti in questi anni. Lo Stato deve dare una risposta alla società e deve darci un’identità.

 

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