Intervista ad Adelmo Cervi figlio di Aldo Cervi ucciso dai fascisti il 28 dicembre del 1943.

Adelmo Cervi oggi ha 70 anni ed è ancora in piena attivita’. Adelmo è il figlio di Aldo Cervi ucciso dai fascisti il 28 dicembre del 1943 insieme ai suoi 6 fratelli.

I sette fratelli Cervi

I sette fratelli Cervi

I SETTE FRATELLI CERVI

La tua famiglia…..
La mia famiglia era una famiglia di contadini molto cattolica e conservatrice. Molti pensavano che noi fossimo stati sempre comunisti. Mio padre e i miei zii erano dei contadini semplici che lavoravano la terra duramente.
In che paesino siamo?
Siamo a Campegine, poi successivamente la mia famiglia si sposta a Praticello tra la provincia di Parma e Reggio Emilia, nei pressi del fiume Po.

Campegine_chiesa_ss_pietro_e_paolo

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Tuo padre?

Mio padre era il terzogenito ed era quello più politicizzato dei fratelli. Era cattolico e iscritto ai giovani dell’ACI (Azione cattolica italiana), però fu quello che nel corso degli anni si converte decisamente alle idee socialiste insieme allo zio Gelindo. Insieme, furono quelli che convinsero gli altri della famiglia a partecipare attivamente alla militanza antifascista.

Come, e quando tuo padre si converte alle idee socialiste?
Mio padre Aldo parte per il servizio militare nel ’29 e qui successe un episodio che cambiò le sorti sue e quelle dell’intera famiglia Cervi. In caserma stette in contatto con un suo superiore dell’esercito, un fascista carogna a cui piaceva mandare sotto punizione i suoi subalterni in modo autoritario. Durante una notte di sentinella, fu coinvolto in un incidente nel quale rimase ferito questo superiore. Per questo episodio, ci fu un processo nel quale mio padre, ovviamente, fu condannato a cinque anni di carcere a Gaeta. Alla fine ne scontò solo tre. In carcere conobbe alcuni comunisti che lo influenzarono molto nelle sue decisioni politiche future. Le loro conversazioni furono produttivi a tal punto che mio padre condivise pienamente le loro idee. In definitiva, mio padre in carcere diventa comunista. Ed io aggiungo, “OVVIAMENTE!” visto che a quei tempi nelle carceri c’erano solo i comunisti.

Quando la famiglia comincia attivamente l’attività antifascista?

Quando mio padre ritorna a casa dopo i tre anni di carcere a Gaeta siamo nell’anno 1933. Giunto nuovamente a Praticello, comincia a parlare con i suoi fratelli. Legge e fa leggere “il Manifesto del Partito Comunista”, “il Capitale” di Marx e poi “Stato e Rivoluzione” di Lenin.  Viene affascinato dalla Rivoluzione d’ottobre e diventa il suo messaggio politico. Poi, comincia a organizzare le prime cellule del partito comunista nella campagna reggiana e, insieme ai suoi fratelli e compagni, crea i primi strumenti di diffusione di propaganda comunista clandestina. La incessante attività clandestina di propaganda comunista, dell’intera famiglia Cervi, continua fino agli anni ’40.

Chi erano coloro che erano attivi politicamente con tuo padre?

C’era mio nonno e lo zio Gelindo. Lavoravano con molta attenzione durante il periodo di politica clandestina. Cercavano di non dare nell’occhio, lavorando duramente la terra tutto il giorno e si facevano vedere nei campi. La lotta antifascista continuò praticamente in tutto il decennio degli anni ’30. La famiglia, nel frattempo, si mette in contatto con altre persone che erano interessate a lottare e cosi contattano altri contadini della zona. L’attività clandestina si realizzava parallelamente al lavoro quotidiano, cioè mentre falciavano l’erba e zappavano facevano la riunione politica. Ci si doveva inventare qualsiasi sistema per fare politica.

Dove si riunivano generalmente?

Si riunivano clandestinamente in certe case o nelle stalle facendo finta di giocare a briscola.

Me lo descrivi tuo nonno?

Mio nonno è sempre rimasto un cattolico, anche se dopo l’uccisione dei suoi figli diventa un comunista cattolico. Durante la sua conversione alle idee socialiste cominciava a sostenere che Gesù Cristo fosse stato il primo socialista della storia. E’ morto all’età di 95 anni ed è stato anche assessore ai cimiteri per il Partito Comunista.

Alcide Cervi (1875 - 1970)

Alcide Cervi (1875 – 1970)

Riprendiamo a parlare dell’attività politica di tuo padre e dei tuoi zii.

Come ti dicevo l’attività clandestina va avanti per tutti gli anni ’30 senza grandi problemi, nel senso che non erano molto controllati in quanto la famiglia era vista come un nucleo di cattolici dediti alla terra. Inoltre, erano anche molto bravi a non farsi scoprire. Nessuno sapeva dell’esistenza della stampa nascosta sotto terra nella stalla. Qui, si stampava tutto il materiale di propaganda antifascista. Quest’attività è andata avanti per molti anni senza nessun problema, senza ricevere controlli da parte della polizia segreta.

Quando sorgono i problemi con le autorità fasciste?

Dal 25 luglio del 1943. In questa data Mussolini fu destituito dal Consiglio Nazionale del Fascismo e la mia famiglia festeggiò in piazza con gli altri. Il nonno e i suoi figli prepararono quintali di pasta che portarono nella piazza del paese. Questo è l’episodio che li mise in luce rispetto all’attività clandestina precedente. Da quel momento in poi vennero inseriti nella lista degli antifascisti attivi e pericolosi.

E dopo?

Poi arriva l’8 settembre e la nostra casa diventa un luogo di rifugio. In casa passano almeno 15 – 20 persone al giorno. Dall’ 8 settembre fino all’arresto dei miei parenti ci passeranno almeno un centinaio di persone. Dopo, mio padre si arruola al gruppo partigiano con alcuni amici come Dante Castellucci, che farà una brutta fine poverino. Mio padre, insieme al fratello Gelindo, passano alla lotta armata nella zona di Tapignola.

Quanto dura la lotta armata?

Dal mese di ottobre fino al 20 di novembre del ’43 quando poi li arrestano. Praticamente fu un mese di fuoco.

Come si arriva alla cattura?

Come ti dicevo dopo l’8 settembre i miei zii vengono marchiati come antifascisti. Da quel momento comincia il controllo più rigido delle autorità del fascio di Reggio Emilia. Sapevano, anche, che mio padre era nella lotta armata partigiana e che ritornava sempre dopo le 10 di sera. La famiglia non se n’era accorta di questo duro controllo. Arriviamo al giorno della cattura. Mio padre era appena tornato dalla montagna alle 22,30 più o meno. Quella notte verso le quattro arrivano 3 – 4 camion da Reggio Emilia con 100 – 150 fascisti e iniziano a rastrellare la zona, circondano la casa e cominciano a sparare.

C’è resistenza da parte della Famiglia Cervi?

Ci fu una breve resistenza però a un certo punto decisero di uscire, anche perché stavano dando fuoco la casa e soprattutto c’erano i bambini piccoli. Io avevo tre mesi quando vennero a prendere papà e gli altri. E cosi, fu una resa obbligata. Dopo li portano tutti a Reggio. Mio nonno andò con loro.

Cosa succede durante la prigionia?

Restarono un tempo in prigione, e durante la prigionia fu programmata anche la liberazione da parte di un gruppo di partigiani della zona.  Avevano scelto la vigilia di Natale come giorno d’azione perché c’era meno controllo nelle carceri. La notte del 25 dicembre però ci fu un disguido e l’azione non avvenne. Si volle spostare l’azione la notte di capodanno, ma nel frattempo successe qualcosa che cambiò la situazione. Tra il 25 e il 31 dicembre fu ucciso, nelle campagne di Bagnolo, un fascista e cosi si riunì il Consiglio del Fascismo a Reggio che decise di dar una risposta al movimento armatp locale. La risposta fu quella di mettere fine alla vita dei 7 fratelli Cervi.

La notte del 28 dicembre vengono portati al poligono di tiro di Reggio Emilia e vengono uccisi.

di Davide Matrone

*L’intervista è stata realizzata nel mese di giugno del 2013.  Durante un viaggio in bus, da Bologna a Milano, insieme ad alcuni compagni/e abbiamo chiacchierato a lungo con Adelmo.

 

Conversando con Adelmo Cervi

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