Il 24 maggio 2013, il Presidente R. Correa ha giurato per il terzo mandato presidenziale (2013 – 2017)

Terzo mandato presidenziale di Rafael Correa (2013 – 2017) dopo la schiacciante vittoria elettorale del passato 17 febbraio.

Rafael Delgado Correa

Rafael Delgado Correa

di Davide Matrone da Quito                                                        Quito, 26 maggio 2013

In presenza di 90 delegati e 13 capi di stato, il presidente della repubblica dell’Ecuador Rafael Correa Delgado, ha giurato fedeltà nuovamente alla Costituzione. Con questo atto, inizia ufficialmente il suo terzo mandato presidenziale dopo la schiacciante vittoria elettorale del 17 febbraio con il 57,17 % dei consensi contro il 22,68% del candidato della destra Gullermo Lasso del gruppo político CREO (CREDO). La Revolución Ciudadana può proseguire con più forza e vigore visto che con questo risultato, Alianza País può contare su una maggioranza assoluta nell’Assemblea Legislativa con 100 assembleisti su 137, di cui il 48% composto da donne. Dopo aver lasciato il Palacio Carondelet alle ore 9.45, la macchina presidenziale si è indirizzata verso il Congresso nel frattempo circondato dai militanti e dai sostenitori di Alianza País. “Siamo qui dalle 7, dopo una marcia organizzata nei vari quartieri del centro storico di Quito. E’ positivo al 100% il nuovo incarico al Presidente Rafael Correa perché ha realizzato molte cose positive rispetto ai precedenti governi che hanno pensato solo a saccheggiare e vendere la patria alle potenze straniere”, ha dichiarato il giovane Juan commerciante della capitale.  Ed è proprio così. L’Ecuador con l’avvento dell’economista Correa non è più terra di nessuno, ma un paese degno, sovrano e con una reale certezza di migliorare i buoni risultati fin ora raggiunti. In economía è un paese che registra un tasso di crescita del 4.5%, valore superiore alla media latinoamericana – caraibica che si attesta al 3.5%. In base agli indici di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite 2012, nel periodo 2007 – 2012, coincidente con il governo Correa, tra i 186 stati l’Ecuador è il quarto paese che ha scalato di più posizioni nell’ambito dello sviluppo umano passando così da un indice di sviluppo medio a quello alto. Risulta essere il paese latinoamericano con il più basso tasso di disoccupazione fermo al 4,1%. D’accordo alla Commissione Economica per l’America Latina è tra i tre paesi sud americani, con Venezuela ed Uruguay, che ha ridotto di più la poverta, Nel periodo 2006 – 2012 si è permesso a 1 milione di ecuadoriani di uscire dalla povertà nel frattempo passata dal 37.6 % al 27.3% e quella estrema dal 16.9 % all’11,2%. Con questi risultati si potrebbe ritenere l’Ecuador un piccolo paradiso terrestre. Non è una battuta ma una dichiarazione dello stesso Presidente che durante il suo intervento con fierezza ha dichiarato :”gli argentini, molto orgogliosi, dicono che il Papa è argentino; Dilma Rousseff ha risposto che se il papa è argentino allora Dio è brasiliano. Noi non abbiamo niente contro di loro, però sicuramente se il Papa è argentino, e Dio è brasiliano con tutta certezza il paradiso è ecuadoriano!”.Un’affermazione che ha strappato sorrisi e applausi tra i presenti in sala e tra la folla accorsa nella Piazza dell’Indipendenza di Quito che ha seguito tutto il cerimoniale attraverso lo schermo gigante posto al lato del Palazzo Carondelet (sede della Repubblica dell’Ecuador). L’Ecuador in questi anni è emerso anche a livello internazionale per i suoi risultati sociali ed economici conquistandosi maggiori simpatie e consensi. Non è più solo il piccolo paesino delle banane chiquita ma è molto di più e la presenza di numerosi turisti – sostenitori in Piazza ne è la dimostrazione. “Siamo d’accordo con il processo rivoluzionario ecuadoriano perché sta cercando di realizzare una vera uguaglianza nel paese. Ciò che si sta attuando qui in Ecuador non è un fatto isolato ma riguarda l’intero continente del sud america. Anche noi stiamo vivendo un buon momento con la nostra presidente Maria Fernanda de Kirchner che in forma diversa sta impulsando politiche a favore dei più deboli. Sia qui, in Ecuador, che in Argentina sta avvenendo con l’assoluta autonomía dagli organismi finanziari internazionali e questo aspetto è molto importante per noi, perché ci restituisce la nostra dignità” hanno dichiarato Celia e Gabriel professori di Buenois Aires. A pochi passi un grupo di studenti statunitensi di Seattle ascoltano il discorso sventolando le bandiere e i poster con la faccia del presidente. “Siamo qui perché siamo favorevoli alle politiche progressiste dell’Ecuador e degli altri paesi del continente sud americano. E’ necessario che questo avvenga non solo in questa regione ma in tutto il mondo perché il capitalismo produce crisi e miseria”, aggiungono Karsten e Trace che in compagnia dei loro amici gridano a più riprese “Correa amigo el pueblo está contigo” raccogliendo le simpatie dei presenti. Si avvicina un signore che vuole dire la sua e ci tiene a dire che è ecuadoriano della costa:”Questo Presidente gioca un ruolo fondamentale per la democrazia del paese. Ha dimostrato con capacità e con  intelligenza di poter realizzare cambiamenti sostanziali per la popolazione. Ora viviamo in un paese con maggiori possibilità. Le opere realizzate finora nel campo della salute, dell’istruzione, della giustizia e delle infrastrutture rappresentano un elemento importantissimo per tutti noi. Inoltre i cambiamenti non sono avvenuti solo nelle grandi città come Quito e Guayaquil ma anche nei piccoli paesini dell’Ecuador come nel mio che si trova sulla costa nella provincia di Manabí. Che Viva Correa e che viva la Revolución Ciudadana”, dichiara il signor Angel guardia privata di Cojimies della regione di Manabí. La lunga giornata dell’insediamento del Presidente Correa è proseguita alle ore 14 al Palacio Carondelet dove era previsto un pranzo per le delegazioni e gli invitati internazionali, poi l’incontro con il popolo alle 18 nel parco del bicentanerio nella città di Guayaquil in presenza di moltissimi ospiti musicali e infine alle 21 la riunione in forma privata al Palazzo Presidenziale con gli invitati speciali.

Foto scattate all’esterno del Congresso e in Piazza dell’Indipendenza nei pressi del Palacio Carondelet (sede della Repubblica dell’Ecuador)

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