Il mondo GBLT (gay – bisex – lesbico – trans) in Ecuador. Intervista a Juan Carlos Masabanda della Fondazione “Equidad”

Intervista a Juan Carlos Masabanda della Fondazione “Equidad”, che tutela e difende i diritti del mondo GBLT (GAY – BISEX – LESBISCO – TRANS).

Gli studenti dell’Università Salesiana incontrano la Fondazione Equidad per i diritti GBLT.

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http://www.equidadecuador.org/es/noticias.php?uid=0&todo=0&leng=es

Lo scorso 3 maggio, insieme agli studenti del corso di nuovi scenari della comunicazione dell’Università Politecnica Salesiana di Quito, abbiamo fatto visita alla fondazione “EQUIDAD” di Quito. Abbiamo incontrato e conversato con Juan Carlos Masabanda Coordinatore Comunitario.

Ecco le domande degli studenti:

Quando è nata questa Fondazione?

La Fondazione è nata 13 anni fa grazie ad un gruppo di 15 persone che sentirono l’esigenza di dare maggiori  opportunità alla comunità GBLT. 

Quali sono le attività principali da voi realizzate?

All’interno della Fondazione abbiamo vari spazi. Nella sala più grande si realizzano, durante  l’intera settimana, una serie di attività come: il Cine forum del martedì pomeriggio, il mercoledì ospitiamo un seminario sullo sviluppo umano che affronta tematiche legate alla cittadinanza, alla autostima e ai progetti umani. I giovedì invece creiamo uno spazio informatico virtuale che consiste nella conoscenza del mondo attraverso l’uso della rete.

Questo luogo è stato costruito per questi giovani che hanno la libertà di realizzare le attività fin qui esposte sempre con il rispetto delle regole. In questo luogo, infatti, non si permette l’uso delle droghe, non è consentito fumare e bere e dato che lavoriamo per la prevenzione della salute, qui si fa anche salute.

Abbiamo una videoteca con una serie di film con tematica gay, trans, bisex. Diciamo che i ragazzi hanno una vasta scelta in questo senso. Abbiamo un servizio medico e psicologico. Il primo si realizza solo due giorni a settimana in quanto non abbiamo molte risorse. Invece per quanto riguarda il servizio psicologo si effettua dal lunedì al venerdì.

Infine, all’interno della Fondazione offriamo un servizio gratuito per gli esami dell’AIDS e della SIFILIDE però quest’ultimo costa 3 dollari. 

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Quali sono ancora gli ostacoli che incontra la comunità GBLT all’interno della società?

L’omofobia purtroppo è molto forte. La comunità che vive più pericoli è quella trans per la sua esposizione al pubblico. I lavoratori sessuali per esempio vivono molti rischi e molti di loro sono aggrediti e qualcuno è stato addirittura assassinato. Ci sono molti altri casi di violenza silenti che non vengono assolutamente denunciati.

Denunciamo la discriminazione all’interno dei collegi nei confronti di giovani omosessuali che a volte spinti alla disperazione e dalla mancanza di aiuto esterno si suicidano. La discriminazione verso questi giovani non avviene solo fisicamente ma anche verbalmente e psicologicamente. A questa va aggiunta un’altra forma di discriminazione che è l’indifferenza. Molti giovani ci raccontano che nelle scuole vengono emarginati ed esclusi dai propri amici durante le attività didattiche.

Se prendiamo in considerazione le due città principali del paese come Quito e Guayaquil in quest’ultima la situazione è ancora più complicata. Diciamo che qui in Ecuador c’è più discriminazione nella costa che nella sierra. Inoltre c’è un ulteriore differenza in base all’appartenenza sociale, ossia laddove c’è più emarginazione sociale c’è più intolleranza verso i “diversi”. Qui a Quito, ad esempio, nella zona nord c’è più “tolleranza” rispetto alla zona sud (il nord è la zona più ricca ndr).

Quali attività realizzate all’esterno di questo spazio per sensibilizzare la cittadinanza sui temi dell’omosessualità?

Ovviamente non ci rivolgiamo solo al mondo GBLT. Ci confrontiamo anche con gli eterosessuali, con le madri di alcuni ragazzi che sono più sensibili alla questione. Aiutiamo le persone violentate, perseguitate e maltrattate a fare denunce verso le autorità competenti e in quelle occasioni realizziamo dei sit – in fuori ai commissariati per sensibilizzare la comunità. Realizziamo degli incontri nei collegi e nelle università, facendo anche un lavoro di educazione sessuale. Inoltre partecipiamo alla marcia dell’orgoglio gay che si realizza ogni anno in estate e partecipiamo al Festival GBLT che si tiene nel cinema 8 Y MEDIO di Quito. 

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E’ vero che qui ci sono alcune cliniche che curano l’omosessualità?

Ci sono cliniche clandestine che curano l’omosessualità. In realtà figurano come centri di cura per l’alcolismo e la droga. 

E non si possono denunciare?

Si, in alcuni siamo riusciti a farle chiudere per la denuncia del fidanzato o della fidanzata del rinchiuso/a.  Devo dire che quasi in tutti i casi si è trattato di ragazze lesbiche. In tutto il paese si contano più di 300 cliniche che “curano” l’omosessualità. Ogni clinica chiede 600 $ al mese. Secondo alcune testimonianze che abbiamo ricevuto, alle ragazze è vietato mangiare, le chiudono in piccole celle al buio e le maltrattano e sono anche violentate. Secondo questi “dottori” sono lesbiche perché non sono mai state a letto con un uomo.

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In base al tema dell’adozione tra le coppie omosessuali che cosa ne pensate?

Dunque durante la redazione della nuova Costituzione del 2008 molte associazioni GBLT si sono fatte sentire in merito al riconoscimento di alcuni temi. Non abbiamo mai parlato dell’adozione perché consideriamo che l’Ecuador non sia un paese ancora preparato in tal senso.

Abbiamo affrontato il tema dell’unione di fatto che lo consideriamo allo stesso modo del matrimonio “normale”. Se prendiamo in considerazione la Costituzione del 2008, tutti siamo considerati allo stesso modo, però nello stesso tempo non abbiamo il diritto di adottare e quindi qui c’è una contraddizione. Noi riteniamo inoltre che non è assolutamente vero che un bambino cresciuto in una famiglia gay diventi necessariamente omosessuale a sua volta.

Siete sempre benvenuti in questo spazio e Vi invitiamo alla manifestazione dell’orgoglio gay del prossimo 6 luglio. Ci vedremo qui all’esterno della fondazione che si incontra nella Diego de Almagro y Baquerizo Moreno.

di Davide Matrone

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