Cosa sta succedendo nell’Amazzonia Ecuadoriana?

Mattanza nella selva ecuadoriana. 

di Davide Matrone

Quito, 10 aprile 2013

Rituale e messa all'esterno del Ministero delle Risorse Naturali a Quito_ 10 aprile 2013

Rituale e messa all’esterno del Ministero delle Risorse Naturali a Quito_ 10 aprile 2013

Cerimonia 10 aprile 2013 a Quito a

Cerimonia 10 aprile 2013 a Quito a

Oggi 10 aprile 2013 all’esterno del Ministero delle Risorse Rinnovabili, situato presso la Orellana y Juan Leon Mera nella città di Quito, un gruppo di rappresentanti di organizzazioni sociali hanno partecipato ad un rito ancestrale e ad una messa per le presunte vittime (18 o 30 morti) nell’Amazzonia Ecuadoriana.

Tra i presenti anche Esperanza Martinez dell’Organizzazione non governativa Acción Ecologica che ha affermato:“L’Ecuador è in lutto per la morte dei componenti delle due tribù TAROMENANE e WAORANI. Con questa perdita non solo si mette fine alle loro vite se non a ciò che rappresentano: una proposta di vita dove ballare, pescare, giocare, dormire e celebrare cerimonie occupano la maggior parte del loro tempo. Non sono solamente popoli guerrieri, ma sono popoli che hanno bisogno di territorio, di pace e tranquillità per realizzare la loro vita nella selva.

“Ecuador está de luto, ha perdido a indígenas Taromenane y Waorani y con ésta pérdida no solo se apagan sus vidas sino lo que representan: una propuesta de vida en donde “Bailar, pescar, jugar, dormir y celebrar ceremonias ocupaban la mayor parte de su tiempo”. No son solamente pueblos guerreros, son pueblos que necesitan territorio, paz y tranquilidad para realizar su vida en la selva”.

(http://www.accionecologica.org/editoriales/1694-etnocidio-del-horror-a-la-busqueda-de-responsabilidades)

Nel frattempo il Ministro della Giustizia Carmen Simone ha aperto un’investigazione governativa ma al momento la versione ufficiale è quella di una vendetta tra gruppi indigeni. Un conflitto cominciato nei primi giorni di marzo quando una coppia appartenente alla tribù dei WAORANI è stata uccisa a colpi di lancia da parte di alcuni componenti della tribù TAROMENANE.

Secondo la CONAIE (Confederacion de nacionalidades indigenas del ecuador) i problemi di convivenza dei due gruppi è antico, in quanto si sta riducendo sempre più il territorio a causa dell’espansione delle imprese petrolifere e agricole che sfruttano le risorse naturali.

Immagine del periodico ecuadoriano LA HORA

Immagine del periodico ecuadoriano LA HORA

I FATTI

Il 5 marzo del 2013 i lider WAORANI Ompore Omeway e Buganey vengono uccisi da un gruppo di componenti della tribù TAROMENANE in località YARENTARO nella provincia dell’ ORELLANA.

Il 26 aprile parte la vendetta del gruppo WAORANI composto da 13 guerrieri che, dopo aver camminato per 3 giorni nel pieno della selva, ritornano con due bambini appartenenti al gruppo TAROMENANE come bottino di guerra dopo l’uccisione imprecisato di componenti appartenenti alla stessa tribù nemica. Secondo alcune testimonianze la vendetta WAORANI, avvenuta in data 29 marzo 2013, avrebbe registrato 30 morti (anche se altre fonti parlano di 18 morti) TAROMENANE.

Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepresidente della Nacionalidad Waorani (NAWE), Gilberto Nenquimo, che dalla città amazzonica del Puyo, ha raccontato che gli aggressori WAORANI hanno potuto conseguire cartucce in un mercato nel cascinale della zona di Pompeya (Pompei), della provincia dell’Orellana.

All’indomani dei tragici eventi, alcuni elicotteri delle FAE (Fuerzas Armadas Ecuatorianas) hanno sorvolato la zona senza incontrare tracce evidenti delle aggressioni contro il popolo isolato dei TAROMENANE. Nel frattempo le autorità governative stanno organizzando una seconda spedizione nella zona del conflitto, per verificare la situazione delle due popolazioni indigene.

Lo scorso 6 aprile, il Presidente della Repubblica dell’Ecuador Rafael Correa, si è espresso in merito alla vicenda dichiarando che la mattanza tra le tribù non ha niente a che vedere con l’estrazione del petrolio. “E’ un conflitto tra clan” ha aggiunto durante l’ultimo appuntamento sabatino n° 316 (enlace ciudadano) realizzatosi nella città di Colimes nella provincia del Guayas.

al minuto 2:34 (2 ore e 34 minuti)

Non la pensano cosi i componenti dell’Organizzazione non Governativa Acción Ecologica che ritengono che dietro la mattanza delle popolazioni indigene ci sia la responsabilità delle imprese petrolifere che da anni lavorano nella zona orientale dell’Ecuador.

Nel luogo del conflitto, infatti, ci sono due imprese straniere, la spagnola Repsol e quella cinese Nomeco, situate precisamente nel Blocco 16. La presenza di imprese straniere in questa zona, ha alterato l’ecosistema che vigeva da secoli tra i popoli ancestrali e la Pachamama (Madre Terra nella lingua Kichwa). Oggi ci sono alcune popolazioni che vivono nell’isolamento totale, cioè hanno rifiutato qualsiasi contatto con il mondo esterno dopo essere state minacciati dal mondo “civile”.

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Tra queste popolazioni ci sono quelle dei TAGAERI e dei TARAMENANE. I primi lasciarono i propri territori dal contatto con l’Instituto Lingüístico de Verano, che piano piano si apriva spazio all’interno del territorio per facilitare l’estrazione del petrolio della compagnia statunitense TEXACO.

I TAGAERI e i TARAMENANE hanno sempre vissuto in pace in questa zona del YASUNI, ma quando si sono visti minacciati, hanno dichiarato il loro isolamento. Anche I WAORANI, che rappresentano la popolazione maggioritaria dell’area, si è vista minacciata dalla presenza delle già menzionate imprese extra – nazionali e dallo spostamento delle popolazioni TAGERI e TARAMENANE, per aver occupato i loro territori. Ecco l’inizio del conflitto.

Intanto per la vicenda accaduta, l’Ecuador potrebbe essere sanzionato dall”Organismo della Commissione Interamericana dei Diritti Umani se non adempirà ad alcune misure di riparazione. Il paese ha serie responsabilità al rispetto in quanto esistono delle misure cautelative rilasciate al CIDH (Consejo Internacional Derechos Humanos) in data 10 marzo 2006 proprio a favore dei popoli indigeni TAGAERI e TARAMENANE. Inoltre la stessa Costutuzione Ecuadoriana nell’art. 57 al numerali 21 dichiara:“Lo stato adotterà misure per garantire le loro vite e rispettare la loro autodeterminazione e volontà di permanere in uno stato di isolamento…..”

“Los territorios de los pueblos en aislamiento voluntario son de posesión ancestral irreductible e intangible, y en ellos estará vedada todo tipo de actividad extractiva. El Estado adoptará medidas para garantizar sus vidas y hacer respetar su autodeterminación y voluntad de permanecer en aislamiento y precautelar la observancia de sus derechos. La violación de estos derechos constituirá delito de etnocidio, que será tipificado por la ley”

Instituto Linguistico del Verano

L’Instituto Linguistico del Verano (ILV) s’insediò in Ecuador negli anni ’70, secondo accordi con il governo di allora, rinnovati e perfezionati con i governi successivi. Questo Istituto ottenne la concessione di un territorio nel mezzo dell’Amazzonia, territorio nel quale non aveva accesso nessun cittadino ecuadoriano se non con un permesso speciale. Ottenne esenzioni fiscali per trasportare e introdurre qualsiasi tipo di macchinario. Ottenne, addirittura, autorizzazioni per introdurre aerei e per volare liberamente nello spazio aereo ecuadoriano. Ha aiutato le imprese statunitensi nell’estrazione dei pozzi petroliferi, convincendo le popolazioni della zona ad allontanarsi dal loro territorio. Ha collaborato strettamente con le sette protestanti, tanto come traduttore della Bibbia che come organizzatore di corsi di conversione cattolica per le popolazioni ancestrali. Il defunto Presidente Jaime Roldos Aguilera, dettò un decreto nel quale venivano scissi i contratti con tale Istituto, proprio alla vigilia della sua tragica morte.

 

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