Ultimo intervento di Evo Morales (Presidente della Bolivia) all’ONU. (1 parte)

Signor Presidente dell’Assemblea Ordinaria dell’ONU, ai rappresentanti dell’ONU, ai delegati di tutto il mondo. Molte riunioni dell’ONU rappresentano un grande evento, un incontro di grande importanza per dibattere di temi sociali, ambientali e politici di tutto il mondo. Salutoe ringrazio il Presidente dell’Assemblea per aver posto all’ordine del giorno, il tema centrale della risoluzione pacifica delle controversie nel mondo. Approfitto di questa grande opportunità per far conoscere al mondo intero la controversia tra il Cile e la Bolivia.

Il Presidente della Bolivia Evo Morales - intervento all'ONU

Il Presidente della Bolivia Evo Morales – intervento all’ONU

Nell’anno 1879 una guerra ed una invasione ingiusta, sotto gli interessi privati delle oligarchie cilene e con l’appoggio internazionale, cercò di minare le risorse naturali della Bolivia. In quell’occasione abbiamo perso il nostro sbocco al mare verso l’oceano Pacifico.

Nel 1909 si è firmato un trattato che non è stato mai compiuto. Per questo motivo vengo qui per denunciare tutto questo.

Il Cile non può ignorare il diritto boliviano ad avere uno sbocco al mare. Il Cile, non può non ascoltare la presa di posizione continentale e ancora di più prolungare nel tempo la chiusura geografica imposta con la forza. Un trattato ingiusto, imposto e non compiuto non può pregiudicare e continuare a danneggiare il popolo boliviano che reclama giustizia.

L’intangibilità dei trattati non è un dogma. I trattati come tutte le opere umane possono essere modificati. Dico questo perché quando diciamo che il Cile ci deve restituire il mare non parliamo solo del trattato.

Nella storia ci sono stati altri trattati come quello del 1903 tra gli Stati Uniti e la Colombia in merito al canale di Panamà.

Nel 1901 con la firma del trattato sul canale di Panamà, gli USA ottennero l’autorizzazione di costruire e gestire il canale di Panamà per 100 anni. Tuttavia c’è stato una revisione di questo trattato nel 1977 (i Trattati Torrijos-Carter ) nel quale si restituiva gradualmente la sovranità del canale da parte degli Stati Uniti al Panamà a partire dal 1999.

Nel 1901 gli Stati Uniti ottennero dal governo colombiano (all'epoca Panamá faceva parte della Grande Colombia) l'autorizzazione per costruire e gestire il Canale per 100 anni. Nel 1903 però il governo della Colombia, in un sussulto di orgoglio nazionale, decise di non ratificare l'accordo. Gli USA allora non esitarono a organizzare una sommossa a Panamá e a minacciare l'intervento dell'esercito se fosse avvenuta la reazione del governo legittimo. Panamá così, come già Cuba, divenne una Repubblica indipendente ma sotto la tutela degli Stati Uniti che ottennero l'affitto perpetuo della Zona del Canale e l'autorizzazione a iniziare i lavori.

Nel 1901 gli Stati Uniti ottennero dal governo colombiano (all’epoca Panamá faceva parte della Grande Colombia) l’autorizzazione per costruire e gestire il Canale per 100 anni. Nel 1903 però il governo della Colombia, in un sussulto di orgoglio nazionale, decise di non ratificare l’accordo. Gli USA allora non esitarono a organizzare una sommossa a Panamá e a minacciare l’intervento dell’esercito se fosse avvenuta la reazione del governo legittimo. Panamá così, come già Cuba, divenne una Repubblica indipendente ma sotto la tutela degli Stati Uniti che ottennero l’affitto perpetuo della Zona del Canale e l’autorizzazione a iniziare i lavori.

Allora domando all’Assemblea Generale dell’ONU: Perché gli Usa restituiscono il canale di Panamà, nonostante la gestione interminabile dello stesso canale e il Cile non restituisce alla Bolivia il suo sbocco al mare?

In questo millennio siamo in un periodo d’integrazione, in un tempo di difesa della vita e dell’umanità. Siamo in un tempo di colonialismo interno ed esterno. Allora voglio riaffermare il diritto dell’Argentina di riappropriarsi delle Isole Malvinas.

Perché alcune domade, alcuni conflitti e alcune controversie devono essere risolte pacificamente e la Bolivia,  che è un paese pacifista in accordo alla nuova costituzione del paese, deve subire questa ingiustizia?

La guerra delle Falkland (in inglese: Falklands War, in spagnolo: guerra de las Malvinas) fu un conflitto combattuto dal marzo al giugno 1982 tra l'Argentina ed il Regno Unito per il controllo ed il possesso delle isole Falkland (conosciute anche con il nome spagnolo di islas Malvinas e in italiano isole Malvine), della Georgia del Sud e delle isole Sandwich meridionali.

La guerra delle Falkland (in inglese: Falklands War, in spagnolo: guerra de las Malvinas) fu un conflitto combattuto dal marzo al giugno 1982 tra l’Argentina ed il Regno Unito per il controllo ed il possesso delle isole Falkland (conosciute anche con il nome spagnolo di islas Malvinas e in italiano isole Malvine), della Georgia del Sud e delle isole Sandwich meridionali.

La Bolivia chiede ancora una volta al Cile, davanti a questa Assemblea Generale, il riconoscimento marittimo attraverso i meccanismi pacifici di controversie internazionali e convochiamo l’intera comunità internazionale ad affrontare questa situazione per chiudere questo conflitto che danneggia le relazioni all’interno del continente americano.

Voglio dirvi, delegati e delegate, che il popolo boliviano ha il profondo sentimento di recuperare il suo mare. La Bolivia nasce con il mare e non è possibile che le oligarchie e le transnazionali abbiano fatto tutto il possibile per eliminare le nostre risorse naturali e parte del nostro territorio. Chiedo a tutti voi delegati la risoluzione di questo conflitto. Chiedo alla Presidenza dell’ONU che ponga fine ad un danno storico che ci hanno fatto le potenze internazionali.

La Guerra del Pacifico fu combattuta tra il Cile e le forze alleate di Bolivia e Perù dal 1879 al 1884; è anche conosciuta come "Guerra del salnitro".

La Guerra del Pacifico fu combattuta tra il Cile e le forze alleate di Bolivia e Perù dal 1879 al 1884; è anche conosciuta come “Guerra del salnitro”.

Presidente, ieri ho ascoltato i differenti interventi sulla democrazia, sui diritti umani, sulla pace e sento che i nostri interventi coincidono perché tutti qui siamo grandi difensori dei diritti umani, tutti cerchiamo la pace, tutti difendiamo la democrazia però nei fatti siamo divisi. Le Nazioni Unite sono le Nazioni Disunite, questa è la grande differenza. Ho ascoltato con molto interesse l’intervento del nostro segretario generale dell’ONU che ha detto che bisogna cambiare il mondo. Noi siamo d’accordo nel cambiare il mondo però come cambiamo il mondo se non cambiamo l’ONU? Come l’ONU può essere responsabile dell’intervenzionismo?.

Mi sono piaciuti alcuni interventi di alcuni paesi. Felicemente c’è una ribellione di alcuni stati contro le potenze del mondo, contro l’arroganza, contro l’imperialismo e contro il capitalismo. Tutto questo mi fa molto piacere perché quando nel 2006 sono venuto qui per la prima volta solo i paesi dell’ALBA, con molta chiarezza politica, ideologica e programmatica parlarono in difesa dei popoli. Conosco altri paesi del continente che hanno molta timidezza e molta paura. Oggi però mi rendo conto che stiamo perdendo la paura di fronte alle grandi potenze.

L'Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) (in spagnolo: Alianza Bolivariana para América Latina y el Caribe) è un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell'America Latina ed i paesi caraibici, promossa dal Venezuela e da Cuba in alternativa (da cui il nome) all'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti. L'aggettivo "bolivariana" si riferisce al generale Simon Bolivar, l'eroe della liberazione di diversi paesi sudamericani dal colonialismo spagnolo

L’Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) (in spagnolo: Alianza Bolivariana para América Latina y el Caribe) è un progetto di cooperazione politica, sociale ed economica tra i paesi dell’America Latina ed i paesi caraibici, promossa dal Venezuela e da Cuba in alternativa (da cui il nome) all’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) voluta dagli Stati Uniti. L’aggettivo “bolivariana” si riferisce al generale Simon Bolivar, l’eroe della liberazione di diversi paesi sudamericani dal colonialismo spagnolo

Voglio dirvi, delegati e delegate, che non abbiamo paura del capitalismo e dell’impero. Il capitalismo e l’impero non rappresentano nessuna soluzione per l’umanità. Stiamo vivendo un tempo della crisi del capitalismo, una forte crisi alimentaria ed una enorme crisi energetica.

Io mi ricordo, quando ero ancora dirigente sindacale, facevamo le campagne contro il pagamento del debito dei paesi in fase di sviluppo a favore delle potenze. Ora mi rendo conto che il debito nostro è pagabile, quello che non è pagabile è il debito del capitalismo. Questo dimostra quello che stiamo vivendo oggi giorno.

Qui, dicevamo, si parla di democrazia. Bisogna difendere la democrazia. Per difendere la democrazia bisogna intervenire in alcuni paesi, però se volessimo essere democratici qui dovremmo rispettare tutte le risoluzioni dell’ONU. Un solo esempio: per caso il governo degli USA rispetta la risoluzione che mette fine al blocco economico contro Cuba? Non lo rispetta mai. Non lo rispettano da decenni e si fanno garanti della difesa della democrazia. Per questo voglio esprimere tutto il  nostro appoggio al popolo cubano, al Comandante e al Presidente Fidel che è stato il più solidale del mondo.  Sono un ammiratore del popolo cubano che lotta la sua battaglia permanente. Non è possibile che nel XXI secolo continui un blocco economico contro il popolo cubano.

Un blocco genocida che viola i diritti umani. Condanno e condanniamo la violazione del diritto internazionale davanti a questo atto di arroganza.

Inoltre la Bolivia rifiuta l’ingiusta inclusione di Cuba, nella lista elaborata unilateramente dagli USA, (denominato rapporto sui fomentatori del terrorismo) il cui proposito è di continuare con il blocco e procedere a nuove forme di sanzioni nei confronti del popolo cubano.

Che autorità ha il governo degli USA di menzionare o mettere nelle liste paesi che sono ritenuti terroristi?. Cari delegati e delegate, forse il mondo non si rende conto che il primo paese terrorista che pratica il terrorismo di stato sono proprio gli USA. Tanti interventi, tanti morti e feriti per il pretesto di difendere la democrazia.

L'Embargo contro Cuba, conosciuto anche come el bloqueo è un embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti d'America contro Cuba all'indomani della Rivoluzione castrista e tuttora in vigore.

L’Embargo contro Cuba, conosciuto anche come el bloqueo è un embargo commerciale, economico e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba all’indomani della Rivoluzione castrista e tuttora in vigore.

E cosa è accaduto in Libia?. Si è detto che in Libia si è intervenuti per recuperare la democrazia. E’ una bugia. In Libia si è intervenuti per recuperare il petrolio libico per le potenze internazionali a svantaggio del popolo libico. Dobbiamo essere sinceri davanti all’umanità.

Però dove ci sono presidenti che permangono senza praticare la democrazia che sono pro – capitalisti e pro – imperialisti lì non c’è nessun intervento perché sono alleati del governo degli USA, sono alleati dell’Impero e del capitalismo.  Invece laddove c’è la presenza di risorse naturali come il petrolio che viene gestito a favore del popolo allora lì bisogna intervenire per qualsiasi pretesto. Il terrorismo, la dittatura o il narcotraffico sono altri pretesti utili per recuperare territori e risorse.

L'intervento militare in Libia è cominciato lo scorso 19 marzo del 2011, grazie alla risoluzione 1973 adottata dal Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Traduzione di Davide Matrone

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