Intervista a Omara Portuondo

Come si diventa ballerina o cantante a Cuba?

E’ una cosa normale a Cuba. Però è la natura che la fa da regina. Io, per esempio, ho sempre avuto un udito ritmico. Inoltre ho sempre ballato, perché a Cuba tutti i bambini ballano senza sapere quello che fanno. Io ho dei ricordi sin dall’età di 4 anni quando i miei genitori ascoltavano danza nella radio di casa. Oggi mia nipote fa lo stesso. Qui nell’isola il ritmo è in qualsiasi persona. E’ una questione normale che fa parte della nostra natura; nessuno può fermare la musica a Cuba per il semplice fatto che la musica è l’anima del popolo.

Quali ricordi conserva di quando era ballerina al cabaret TROPICANA?

Io studiavo in una scuola municipale di Cuba e ricevevo lezioni di canto, di lingua, di sport e non pagavo nulla. Ci davano tutto questo ed altro ancora. Però come ho già detto, avevo già udito musicale. Avevo 15 anni quando accompagnavo mia sorella maggiore Haydee, che provava come ballerina del cabaret del Tropicana. Sapevo a memoria tutte le coreografie e un giorno mi resi conto che una giovane del coro dello show non aveva udito e nemmeno memoria musicale. Mi ricordo che senti tristezza per lei.

Omara Portuondo

Omara Portuondo

Quindi ha approfittato di questa situazione per integrarsi nel TROPICANA….

No, è stato il destino. Anche mia sorella Haydee notò questo della giovine e cosi parlò con la direttrice del coro. Chiese che fossi integrata nel cabaret – canto e coreografia – perché sapeva che io ballavo e cantavo. Immaginati, io vedevo mille volte mia sorella fare gli stessi passi. Dato che ho avuto questa predisposizione all’udito a 4 anni imparai la canzone “Veinte anos” di Maria Teresa Vera….Ritornando alla questione, la direttrice del coro parlò con la mia famiglia e ricordo che dissero a mio padre :”Voi dovete aiutarci”. Mi convinsero a ballare e cantare. Cosi mi integrai allo stupendo balletto del cabaret: el Tropicana. Però veda: io a casa mia ero quella che ballava e Haydee quella che cantava.

Come passò ad essere da ballerina a cantante solista?

Cinque, sei anni dopo e vari anni di esperienza nel Tropicana, mi integrai insieme a mia sorella ad uno dei quartetti di voci femminili più famoso di Cuba: il Quartetto Las De Aida – insieme a Elena Burke, Moraima Secada e al pianista Aida Destro. Mia sorella è lirica mentre io una voce di secondo piano. Lei aveva degli acuti e terminava come soprana lirica. Nonostante il fatto che mia sorella cantasse più di me, un giorno mi decisi a cominciare seriamente a cantare come solista. Fu una decisione molto personale.

 E cosa successe con sua sorella Haydee che cantava più di lei?

Mia sorella continuò a cantare fino al Quartetto Las De Aida. Viaggiammo per tutto il mondo e ci presentavamo nei migliori teatri, però lei un giorno prese la decisione di non cantare più. Oramai da allora si è ritirata a vita privata all’Avana.

Che genere cantava durante quest’ epoca?

Jazz, bolero, son, rumba e chachachà. Non c’è un ritmo specifico che mi da felicità perché per me la musica è una sola. Però mi va bene con il chachachà. La musica mi emoziona,

Cantare negli Usa è una sfida o un compromesso?

Nell’uno e nell’altro. Cantare è il massimo per un interprete e non importa il paese. A un cantante lo applaudono perché lo adorano. Questa è la vera sfida, cantare bene. La musica, come ho già detto è l’anima dei popoli.

La produzione – film ed album – del progetto Buena Vista Social Club ha avuto un successo senza precedenti. Qual è il contributo di Omara in questo lavoro musicale?

Il mio contributo è stata la voce femminile. Io sono arrivata ai Buena Vista Social Club perché mi chiamò Ry Cooder – produttore – e mi disse che aveva bisogno di una voce femminile. Io avevo, allora, una decina di appuntamenti per tutto il mondo, però li cancellai perché in quel gruppo si trovava Ibrahim Ferrer.

Cosa le manca nella sua carriera artistica?

Il mio sogno è continuare a cantare. Mi piace la musica ed il canto. Se mi insegnano una canzone di un popolo io la canto. Non mi importa il genere, quello che mi importa è che mi coinvolgo artisticamente in quel momento. Ora sto promuovendo con Chucho Valdés (Omara & Chucho).

di Alejandro Aguirre – giornalista, ricercatore e fotografo colombiano.

Traduzione di Davide Matrone

articolo uscito sul supplemento del El Telégrafo

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