Intervista a Fiore Zulli : Direttore del Teatro Simurgh di Quito

Intervista a Fiore Zulli : Direttore del Teatro Simurgh

Teatro Simurgh di Quito

Quando nasce il Teatro Simurgh e qual è la sua proposta artistica?

Il Teatro Simurgh viene fondato nel ’95 da me e Carla Robertson non  appena trasferiti in Ecuador per un nuovo progetto sudamericano. Il significato del nome viene dal libro “Il verbo degli uccelli” del poeta mistico Sufi del XII secolo, il persiano Farid ad-Din Attar. In questo libro, centomila volatili di tutte le specie, riuniti in convegno, scelgono come Re il favoloso uccello Sìmurgh e decidono di raggiungere la sua corte. Quindi è nata l’idea  di creare un gruppo di giovani attori che potessero lavorare in condizioni privilegiate e che potessero dedicarsi a tempo pieno nello studio del lavoro del teatro centrato sul significato, sull’origine, sulla pratica, sulla tecnica, sull’etica, sulla filosofía del lavoro dell’attore come punto di partenza. Cosi abbiamo incominciato a fare dei seminari,  dove si sono iscritti degli attori locali ed abbiamo creato questo organismo interno di studio che abbiamo poi chiamato TEIT (Teatro de Investigación Teatral). Quindi cosi nasce il Teatro Simurgh come un centro d’investigazione teatrale che abbiamo chiamato “en búsqueda del actor antiguo”. L’attore deve saper utilizzare tutte le parti del suo essere che sia la mente e il corpo. Deve affrontare uno studio in molteplici campi e deve nutrirsi essenzialmente dello spirito della vita e questo è un punto fondamentale di cui non mi stancherò mai di ripetere. Per me l’attore antico deve partire principalmente dall’interesse  per la vita. Inoltre deve saper ballare, danzare, conoscere la storia del teatro, la storia della filosofía e deve saper suonare uno strumento musicale.

Nel Teatro Simurgh c’è anche una contaminazione di diverse culture che vengono da lontano, come la cultura africana, quella latinoamericana e quella europea non è cosi?

Come non potrebbe esserci  questa contaminazione se cerchiamo questo attore antico in un ‘epoca in cui non non si può più parlare di territorialità o “de lo nuestro” come si dice a volte anche qui. Il linguaggio oggi è di per sé a tutti i livelli una fusione di culture  e come direbbe qualcuno “noi siamo qui per subire influenze”. A mio avviso oggi non si può fare teatro parlando un linguaggio che sia solo del cortile di casa propria. Personalmente sono interessato a nutrirmi di tante cultura e di tanti linguaggi. Tu hai visto Pulcinella che è un pò l’espressione di questo, siamo un pò tutti figli di emigranti, viviamo in un mondo dove la gente va e viene, dove la musica, la pittura, la danza sono in continua trasformazione. Un teatro contemporaneo dev’ essere un teatro che ha due punti di vista. Il primo è rappresentato dalla tradizione che bisogna assolutamente conoscere e praticare. Attenzione la tradizione non è la ripetizione di forme morte del passato come spesso accade, ma  è qualcosa di presente e continuamente vivo e infatti se andiamo a vedere l’etimologia della parola tradizone cioè trader che dal latino  significa trasmettere una conoscenza viva. Se io sono un attore della commedia dell’arte non posso scimiottare un arlecchino, un pulcinella, un brighella o un pantalone perché questa è la tradizone del 1500 ma devo sapere che sto facendo. La tradizione  è quindi  la  trasmissione di una conoscenza viva.

Che genere teatrale propone Il Teatro Simurgh?

Il Teatro Simurgh fa un teatro  che cerca di parlare dell’uomo, di studiarlo e poi inevitabilmente  tratta dei suoi rapporti con la realtà presente e contemporanea. È  un teatro che studia costantemente le diverse tradizioni come quella universale. Infatti l’ultimo lavoro che stiamo facendo si chiama “I tre regni” ed è un lavoro realizzato con maschere tradizonali di tre continenti utilizzate con diverse tecniche di cui alcune  inventate da noi per esigenze di linguaggi. Più che inventate diciamo che sono una sintesi di techiche tradizionali. Posso dire che  il Teatro Simurgh è un teatro che cerca di essere contemporaneo.

Tra le varie rappresentazioni teatrali a cui ho assistito, da buon napoletano mi ha colpito “Pulcinella un emigrante al revés”. Mi è piaciuta per l’uso di un linguaggio “espapolitano” utilizzato dal personaggio, dalla bravura con la quale riesci a coinvolgere il pubblico con la gestualità del corpo e dall’attualità del tema. Quando e come nasce questo spettacolo?

Pulcinella Teatro Simurgh

“Pulcinella emigrante al revés”

Ti devo dire che l’idea di questo spettacolo è nata mentre stavo prendendo un caffè con Rosario Arnone (Aggregato Culturale dell’Ambasciata Italiana a Quito ndr). L’ ex Ambasciatore Dott. Emanuele Pignatelli, che ha visto tutti i nostri spettacoli, al termine della rappresentazione teatrale “Cantores” attraverso Rosario  mi disse che avrebbe voluto che io avessi preparato qualcosa per la settimana della lingua italiana. Qualcosa che avesse potuto esprimere un pò la contaminazione che è protagonista oggi il nostro paese con l’arrivo di molti  popoli giunti da ogni dove. Quindi dovevo fare qualcosa che avesse potuto esprimere la capacità di adattamento e di trasformazione della lingua italiana alle varie situazioni. E devo dire che già di per sè la nostra lingua presenta questa caratteristica,  se pensiamo  a tutti i dialettti presenti nella nostra penisola. In realtà, seppur in forma privat, avevo qualcosa che potesse rispondere a questa richiesta e cioè su un lavoro preparato su Pulcinella: una maschera che mi ha sempre destato molto interesse. Sin dall’infanzia ho nutrito una passione per la maschera napoletana ma anche per la napoletaneitá attraverso la visione di film di Totò, il teatro di Eduardo de Filippo, attraverso la musica napoletana che si ascoltava in casa mia e non ultimo attraverso la figura di un altro Pulcinella come Massimo Troisi. Proprio quest’ultimo è stato citato nel mio spettacolo, in riferimento allo sketch della smorfia della moglie del Pescatore….

Quando arrivava Lello Arena che diceva “Annunciazione, Annunciazione, tu Mari, Mari” (sorridendo)

Poi arrivava…. (sorridendo),  solo a ricordarlo si ride nuovamente. Dunque secondo te Massimo Troisi non era uno che era ancorato perfettamente alla tradizione?. E cosi ritornando a Pulcinella ti devo dire che ho scritto il testo a tre settimane dall’inizio dello spettacolo, in un periodo nel quale avevo anche molti impegni lavorativi. Quindi l’idea nasce, come già detto, da questo caffè con Rosario Arnone  che è stato anche immortalato nello spettacolo quando Pulcinella sta per morire davanti a Marechairo di Napoli e gli appare un panino al prosciutto e formaggio davanti agli occhi e vede questo Professore Arnone.

Siete stati anche in Italia ultimamente con uno spettacolo realizzato a Genova con la partecipazione dell’attore Jaime Boada.

Si, il Teatro Simurgh a dire il vero è stato in Italia in diverse occasioni e l’ultima volta si è presentato nello scorso ottobre del 2011 con la partecipazione di Jaime Boada con lo spettacolo “del agua y del fuego”  recitato in spagnolo ad un Festival a Genova. In Italia però non abbiamo ancora aperto una breccia, siamo ancora abastanza poco conosciuti. In fondo mi sono dedicato a lavorare in Sudamerica e immagina che dal 95’ sono ritornato in Italia, con uno spettacolo, solo nel 2007.

Dunque il Teatro Simurgh con l’italia  ha un legame molto forte, in quanto questi giovani attori ecuadoriani si legano in un certo qual modo al nostro Paese sia da un punto di vista culturale che da un punto di vista linguistico, non è cosi?

Si, è un gruppo di giovani attori   che avendo come capo comico un italiano (e questo non so se rappresenti una disgrazia o una fortuna)  è  inevitabilmente interessato alla lingua italiana ed infatti molti di loro seguono i corsi d’italiano nella Dante Alighieri di Quito. Ho in programma di andare in Italia e di fare degli spettacoli  in italiano. Cosi grazie a quest’ amicizia e a questa sponsorizzazione  con la Dante Alighieri c’è uno scambio tra di noi, nel senso che la Dante Alighieri dà delle borse di studio ai nostri attori e noi molto umilmente mettiamo il logo dell’Istituto nei nostri stampati. A parte l’aspetto linguistico c’è anche un’interesse musicale da parte dei nostri attori nel senso che ascoltano molta musica italiana come quella di  Branduardi, di De André, di Battiato,di Giudy Russo, della Nuova Compagnia di Canto Popolare e di Roberto de Simone.  In questo aspetto mia moglie Carla ha contribuito e contribuisce molto nel senso che ha sempre avuto una passione per l’italia e ancor prima di conoscermi   si commuoveva con le canzoni di Nicola di Bari. Devo dire che è stata più lei ad avvicinare amorevolmente i giovani del Teatro Simurgh alla musica italiana.

I prossimi spettacoli e i prossimi progetti del Teatro Simurgh quali sono?

La prossima data è “Cunsi Pindo” nella Provincia del  Carchi l’11 aprile e poi a Maggio è previsto un giro in Colombia con tre dei nostri spettacoli.  Il nostro Teatro lavora anche molto con le scuole e con i collegi di Quito. Abbiamo appena debuttato con una prima versione di questo spettacolo con le maschere che si chiama “El príncipe” che è una versione ridotta dei “I Tre regni”. È stata un’esperienza bellissima nella Casa della Cultura con la  presenza dell’attuale  Ambasciatore Dott. Gianni Piccato, e della Console Dott.ssa Enza Bosetti. Uno spettacolo che vede il coinvolgimento dei nostri attori che suonano vari strumenti musicali, con un susseguirsi di avventure con una scenografia molto suggestiva.

Grazie!

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