Intervista all’ex Ambasciatore d’Italia in Ecuador, Dott. Emanuele Pignatelli

L' ex - Ambasciatore d'Italia in Ecuador, Dott. Emanuele Pignatelli

Il prossimo 2 giugno ricorre la Festa della Repubblica in Italia: un breve accenno storico
 
Una volta nell’800 gli austriaci dicevano che l’Italia era un espressione geografica e forse avevano ragione, perché c’era l’Italia, c’erano gli italiani ma c’erano anche tanti Stati indipendenti. La Toscana, le terre possedute dagli Austriaci, il Regno di Sardegna, il Regno di Piemonte – Sabaudo, Il Regno delle  Due Sicilie, lo Stato Pontificio. C’erano tanti italiani e tante lingue. Tanti pesi e tante misure e poi tante frontiere da attraversare. Ad un certo punto, proprio negli anni ’40 del 1800 il sentimento di appartenenza ad un’unica tradizione, ad un’unica cultura ha cominciato ad emergere.
E cosi come in tutte le grandi rivoluzioni storiche, anche quella italiana ha avuto i suoi protagonisti come:  Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II,  Garibaldi uomo d’azione, Mazzini uomo di pensiero. In tutta la generazione di persone nate nei vari stati italiani è maturata la volontà di valorizzare la loro nazionalità, la loro cultura italiana ed anche  un’unica lingua italiana: quella di Dante del 1200 che poi era anche quella degli italiani, del volgare italiano del Regno di Federico II in Sicilia. Un Re tedesco che parlava benissimo il volgare italiano, circondato da poeti italiani che utilizzavano il volgare.
La tv a partire dagli anni ’60 ha dato una struttura ed una costruzione più unica alla lingua che parliamo oggi. La lira, la moneta, ha sostituito i ducati, i dobloni, i talleri, i tornesi, le piotte che circolavano prima in Italia. Ora anche la Lira è messa da parte e l’Euro ci ricorda che siamo italiani ma con una tradizione e proiezione europea
 
Come viene festeggiata questa ricorrenza qui in Ecuador?
 
Siamo al 65° anniversario della Repubblica Italiana, nata dopo la tragedia della guerra. Quest’anno festeggiamo anche i 150° anni dell’Unità d’Italia.
Certamente è un momento per sentirci tutti insieme e tutti uniti a Quito, a Cuenca, a Guayaquil e a Manta. Sono quasi 20 mila gli italiani e gli italo – ecuadoriani di seconda o di terza generazione presenti qui in Ecuador. Festeggeremo riuniti nella tradizionale cerimonia della Residenza dell’Ambasciata d’Italia e celebreremo anche a Guayaquil con un ricevimento. A Cuenca invece si realizzeranno dei concerti e delle iniziative culturali. Io sarò in questa città a fine di maggio cioè qualche giorno prima del 2 giugno e sarò anche a Guayaquil qualche giorno dopo il 2 giugno per un concerto organizzato dal Consolato e dalle Associazioni d’ italiani della città come la Garibaldi e la Dante Alighieri.
 
Lo scorso anno il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, durante le celebrazioni della Festa della Repubblica, risaltò i valori della coesione sociale e nazionale utile nell’intraprendere le riforme necessarie per lo sviluppo del Paese. Cosa ne pensa?
 
I 65 anni della Repubblica Italiana e i 150 anni di Unità danno agli italiani una grande maturità sociale e politica. Una maturità tale da poter anche valorizzare le tradizioni culturali e sociali delle singole regioni. Questo valore d’unità è lo stesso che ci ha permesso di affrontare delle guerre, di affrontare delle divisioni come gli anni di piombo, di affrontare le grandi migrazioni interne e di superarle.
Bisogna anche promuovere e prendere in considerazione le specificità delle singole realtà regionali italiane. Quindi quando si parla di federalismo fiscale, di federalismo in senso di tante divisioni all’interno dell’Italia è anche un modo per parlare in che modo ricordare e valorizzare quel quid di differenze che ciascuno di noi ha e che può contribuire nel modo più concreto alla creazione e al consolidamento dell’Unità. Il Signor Presidente, ha anche detto, che le nuove generazioni hanno la responsabilità di portare avanti l’unità d’Italia nel rispetto delle specificità locali.
 
Con l’avvento della Repubblica si è avviata anche la strada verso la realizzazione di una Costituzione Repubblicana. Quali sono ancora oggi i valori fondanti e fondamentali di questa Carta Costituzionale?
 
La RepubblicaItalianaè fondata sul lavoro, è fondata sul rispetto dei singoli individui, e sulla ricerca di una vita economica e politica dove tutti gli italiani si riconoscano. E’ una Repubblica fondata anche sul rispetto, come dicevamo, della promozione dei valori culturali tradizionali e linguistici delle singole regioni. A questi elementi oggi se ne aggiungono degli altri. Penso alle migrazioni. Nel giro di 20 anni l’Italia è giunta ad avere circa il 7% di cittadini non nati in Italia. C’è un rispetto maggiore da parte dell’Italia religiosa e nell’Italia laica, nel rispetto reciproco dei valori nei quali ognuno di noi crede.
Tutto questo nasce ed è presente nella Costituzione del 1946, quando in poche parole si dice che i cittadini sono tutti uguali senza separazione di sesso, di lingua, di credo religioso, tutti abbiamo gli stessi diritti ma anche gli stessi doveri e partecipare al continuo cammino di un paese che si chiama Italia
 
Facciamo un passo indietro. Abbiamo accennato ai 150 anni dell’Unità d’Italia celebrati dallo scorso 17 marzo in tutt’Italia attraverso una seria di manifestazioni. Ma anche qui in Ecuador si sono realizzate una serie d’iniziative. Qual è stato il contributo dell’Ambasciata d’Italia qui in tal senso?
 
Il contributo è stato quello di valorizzare, attraverso le Associazioni presenti qui in Ecuador, questo momento storico che è un momento importante frutto del lavoro di intere generazioni prima e dopo il 1861. In Ecuador abbiamo avuto il concerto in Residenza dove  due tenori ed una soprano ecuadoriana hanno interpretato anche alcune opere liriche italiane ma anche alcune canzoni italiane. Abbiamo avuto anche un’artista unico e mi riferisco ad Hugo Oquendo, un grande chitarrista figlio dell’Ecuador che però si è formato a livello internazionale in Italia. Durante questo concerto ha suonato in un modo quasi simbolico musiche di una sua composizione della Battaglia del Pichincha che è stata veramente commovente e particolarmente apprezzata non solo dagli ecuadoriani presenti ma anche dagli italiani che hanno ascoltato in quelle note un ricordo, un richiamo alle note popolari dei vari strumenti che hanno accompagnato le marce di Garibaldi per risalire l’Italia dalla Sicilia. Le marce risorgimentali e lo stesso inno di Mameli che è stato alla base del comune sentire italiano.
 
Un messaggio a tutti gli italiani che sono qui in Ecuador?
 
Perché questi Italiani sono qui in Ecuador, come giustamente Lei dice? I più recenti sono venuti per lavorare, per creare qui un’attività industriale. Ce ne sono diversi nell’Agip, nella Ferrero, nelle Industrie della carta, nelle ricerche sulla genetica degli animali domestici. Ce ne sono molti che sono qui in Ecuador perché di seconda e di terza generazione come dicevo prima. Italiani che sono venuti alla fine dell’800 e del 900. A questi italiani io chiedo di continuare di sentirsi orgogliosi della tradizione, della cultura, della capacità organizzativa industriale  e della capacità che loro hanno come hanno avuto i loro padri e i loro predecessori nell’ unire, nel coniugare  valori italiani coi valori ecuadoriani. Quindi un messaggio di orgoglio e di sentirsi due volte orgogliosi come italiani e come ecuadoriani.
 
Quest’esperienza che nasce con il giornale della Dante. Un augurio ed un messaggio agli studenti della Dante.
 
La cultura e il senso d’italianità sono elementi individuali ma danno anche un senso di appartenenza. La Dante è un luogo d’incontro che da la parola agli italiani, agli italo – ecuadoriani e agli amici della Dante E’ un luogo dove poter esprimere e raccontare il rapporto con la cultura italiana. Il giornale è un elemento  prezioso per stare insieme. Auguro che sia un successo non solo per la diffusione e per il fatto che venga letto da molte persone, ma che rappresenti uno strumento di integrazione e di coesione.
 
di Davide Matrone

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