….Intervista a Rufin Mbou, regista congolese.

narratore di vita e creatore d’immagini….

Il regista congolese Rufin Mbou

http://www.youtube.com/watch?v=0ixPZ_2_K-w&list=UUHPcn0B_wBUU41fTeDW_dEg&index=2&feature=plcp

Rufin è un giovane congolese di 30 anni che vive e lavora da 5 anni a Le Havre in Francia. Il nostro incontro è avvenuto per caso in un assolato pomeriggio di luglio nella splendida cittadina di Pozzuoli (Na).

Rufin parla francese, un idioma per me incomprensibile e cosi per intenderci utilizziamo un inglese appreso sui banchi di scuola, la  gestualità di noi popoli del sud ma soprattutto la traduzione diretta ed immediata della nostra cara amica Laura che il francese lo parla benissimo e che ha reso possibile questo piacevole incontro.

Le nostre chiacchierate non erano molto loquaci e logorroiche ma intense da un punto di vista comunicativo e figurativo: delle foto, un ballo, un bicchiere di vino, i sorrisi, le pacche sulle spalle, le strette di mano, una pizza, un caffé, le incomprensioni, i silenzi, la gestualità del corpo, l’immaginazione, la fantasia ed infine i saluti hanno arricchito il nostro stare insieme lì in quel momento ed in quel determinato luogo.

Pozzuoli, Monte di Procida, Acquamorta, il centro storico di Napoli, la stazione ferroviaria di Villa Literno hanno rappresentato poi la scenografia di un breve film scritto e letto insieme e terminato o interrotosi con il classico saluto da un finestrino di un treno in partenza. Un finale quasi scontato di quelli raccontati, immaginati, sognati, vissuti e visti chissà quante volte al cinema. Non è stato cinema ma vera realtà, la stessa che Rufin prova ad immergere nei suoi documentari, nei suoi corti e lungometraggi che  parlano di mamma Africa.

Un cinema d’inchiesta il suo, anche coraggioso e pungente come la realtà del suo paese in perenne conflitto. Un conflitto come ben sappiamo, orchestrato e manipolato dalle democrazie occidentali una volta armate le fazioni tra loro in conflitto adottano il famoso motto romano “divide et impera” per accaparrarsi le ingenti risorse naturali che questi paesi dell’Africa offrono, al nostro “primo” mondo.

Prima dell’abbraccio alla stazione il tempo è stato generoso ed ha lasciato una testimonianza indelebile su un piccolo quaderno. Una breve intervista con il prezioso contributo di Laura che avvicinato ancora di più i nostri linguaggi.

Ecco quello che ci ha raccontato Rufin…

Rufin di dove sei e cosa fai?

Sono Rufin Mbou, un congolese di 30 anni che vive da 5 anni a Le Havre in Francia, dove lavoro in una casa di produzione cinematografica che si chiama Inzo ya Bizizi (la casa delle immagini) specializzata in documentari. Sono originario del Congo (Repubblica del Congo, già Zaire ndr), un paese dell’Africa centrale con una popolazione di circa 3 milioni d’abitanti (http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_del_Congo) ed ex  colonia francese. Un paese molto ricco di petrolio che fa gola alle multinazionali straniere in primis quelle francesi.

Con il regista congolese Rufin Mbou

Con il regista congolese Rufin Mbou

Come nasce la passione per il cinema?

Durante il liceo in Congo. In quegli anni ho iniziato a fare teatro e a seguire con interesse il cinema di cui mi sono innamorato qualche tempo dopo e cosi ho cominciato a vedere tantissimi film di qualsiasi genere e origine. Il cinema in Congo era inesistente e cosi ho seguito il cinema francese. Piano piano l’interesse e la curiosità per questo mondo mi affascinava sempre più a tal punto che un giorno mi son chiesto come realizzare un film mio e cosi ho iniziato a studiare in maniera autodidatta. Successivamente ho seguito dei corsi di formazione e dei stage professionali nel mio paese e da lì non mi sono più fermato.

Mi puoi menzionare alcuni documentari realizzati da te nel frattempo?

“Tennikyo, una tradition en toge noire” (60 min., 2006), “Aun nom de…” (17 min, fiction, 2005), “On noible pais, on pardonne” (de Annette Kollamba Matondo, 26 min, 2010). Il primo lavoro tratta della questione della giustizia in Congo, il secondo è una fiction che racconta la storia di un ragazzo di buona famiglia che incontra una ragazza muta. L’ultima produzione invece tratta del massacro avvenuto in Congo. Devi sapere che durante l’ultima guerra civile una parte della popolazione si era spostata nell’altra parte del Congo (La Repubblica Democratica del Congo). Il Governo e l’Alto Commissariato dell’Onu avevano organizzato il rimpatrio ma nel frattempo si perpetuava un genocidio tra la popolazione civile. Il film è di realizzazione francese ed io ho collaborato con la produzione. Questo lavoro cinematografico in Congo ha avuto un gran seguito anche nella letteratura  nel senso che ne è nato un libro.

Il film è stato poi presentato al Festival di Cannes e nel Festival Cin sud della città di Bordeaux ed in quest’ultima Kermesse ha ricevuto il premio del pubblico. Ha inoltre partecipato al Festival IDFA di Amsterdam del 2006, al DOC FESTIVAL nel 2007 in Germania, al Quebec Wafrique in Canada ed in Africa del Sud al ENCOUTERS.

Quale altro lavoro hai realizzato?

Ho realizzato come ultimo lavoro un film girato ed ambientato in Romania sulla gente del Congo Belga (ex Zaire) che vive lì. Racconta la storia di un gruppo di 30 ragazzi congolesi che erano stati assunti come autisti di taxi e a cui gli era stato promesso un ottimo guadagno ed una vita in compagnia delle loro famiglia in Romania. In realtà questa situazione non si è verificata, bensì questi poveri ragazzi son stati super sfruttati in quanto lavoravano molto e venivano mal pagati.

L’assunzione era avvenuta tramite un intermediario congolese che aveva contattato la più grande compagnia di taxi Rumena ed aveva permesso questo contatto e questa promessa di lavoro.

Questi giovani hanno cercato di ribellarsi ed hanno denunciato la situazione al Ministero del Lavoro in Romania che attraverso un giudizio ha poi multato questa compagnia di taxi ma la stessa società per vendetta ha poi recesso tutti i contratti dei 30 ragazzi africani e li ha addirittura denunciati all’ufficio emigrazione che ha li ha espulsi dal paese. Alcuni son ritornati in Africa mentre altri hanno chiesto ed ottenuto l’asilo politico.

Purtroppo i guai per questi giovani non sono terminati in Congo ma sono ricominciati in quanto si sono visti rifiutati dapprima dalla famiglia e poi dalla società in quanto ritenuti dei falliti. Devi sapere che in alcuni paesi dell’Africa per un emigrante ritornare a casa senza soldi, dopo un periodo trascorso all’estero, vuol dire totale emarginazione. Anche perché le famiglie di questi giovani che partono s’indebitano all’inverosimile e quindi se si ritorna più poveri di prima la famiglia li allontana definitivamente.

Rufin, da quanto tempo fai cinema?

Beh son dodici anni

Che cos’è per te il cinema?

Sostanzialmente è la mia vita. Il cinema è uno strumento di denuncia dove ognuno di noi ha una missione da compiere e la mia è quella di denunciare quello che accade soprattutto nel mio paese. Mi ritengo un narratore di vita ed un creatore d’immagini.

Senti e del cinema italiano cosa hai visto e cosa ne pensi?

Beh ho visto alcuni classici del cinema italiano soprattutto quelli del genere neorealista di Federico Fellini e Roberto Rossellini. Tra l’altro il genere neorealista si studia durante gli anni di formazione in quanto rappresenta una scuola di riferimento molto importante. Il cinema italiano è ritenuto molto importante per gli studi e mi ha lasciato una formazione interessante. Ho seguito il Western all’Italiana di Sergio Leone e come ha già detto il Neorealismo di Fellini che è riconosciuto a livello internazionale. Poi tempo fa ho visto il film “Mio fratello è figlio unico”di Daniele Luchetti. L’ho visto in italiano e coi sottotitoli rumeni, in pratica non ho capito nulla ma mi è piaciuto tantissimo per la tecnica e per il taglio delle immagini. Mi ha colpito poi l’inversione dei ruoli attuata dal protagonista che all’inizio recita la  parte del cattivo e poi quella del buono. La lotta e la presenza dei due partiti quello Fascista e quello Comunista e lo scambio delle differenti situazioni che vivono queste due organizzazioni in uno scambio costante di ruoli di cattivo e buono è risultato molto intrigante. Il messaggio di questo film secondo me è che non è importante l’ideologia del partito in questione ma come viene ricevuto e interpretato da ognuno di noi.

Senti e del tuo giro qui a Napoli cosa ne pensi?

Napoli è una città che mescola modernità e antichità in spazi cosi ristretti tra loro e questo lo si nota soprattutto nel centro storico. Non è facile descrivere questa città con due parole però devo dire che qualsiasi luogo che ho visto mi è apparso molto interessante. Poi si presta anche come location per girare un film o qualche documentario grazie alla folta presenza di immigrati africani presenti in città che possono rappresentare dei soggetti e degli oggetti cinematografici. Della città mi hanno colpito i ragazzini che giocano in strada: hanno un’aria chic (elegante dal francese ndr).

Poi mi è piaciuto la zona archeologica vista intorno a Pozzuoli, non avevo mai visto un anfiteatro cosi grande e dei resti archeologici cosi belli (scavi di Cuma ndr).

Della città di Napoli mi ha colpito il calore umano della gente mi è piaciuto tantissimo anche perché non ero mai stato prima in Italia.

E dell’Italia che notizie avevi?

Beh le ultime notizie giuntemi dall’Italia prima del mio arrivo erano state quelle relative agli sbarchi degli immigrati. Devo ammettere che avevo paura prima di arrivare qui in quanto ho pensato che mi avrebbero fatto dei controlli poi però la realtà è stata ben altra e differente. In sostanza è stata una bell’esperienza ed una bella scoperta.

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