Intervista a Belkys Guilarte, attivista e militante venezuelana impegnata nel processo rivoluzionario bolivariano

Intervista a Belkys Guilarte

Belkys Guilarte è una giovane donna e madre venzuelana impegnata attivamente nel processo rivoluzionario bolivariano in corso in Venezuela. È una militante e componente di un gruppo sociale che si batte per i diritti delle donne in Venezuela. Un gruppo nato negli ultimi anni e che lavora nei quartieri popolari di Caracas. Belkys ha partecipato, in compagnia di altri compagni e compagne venezuelani/e, al I incontro latinoamericano dei popoli originari delle due americhe tenutosi a Quito lo scorso gennaio. Incontro organizzato dalla Fondazione del Pueblo Indio dell’Ecuador. Ho avuto il piacere di conversare con lei e di conoscere ancor di più cosa accade oggi in Venezuela. Mi ha rilasciato la seguente intervista:

Qual è stato il tuo contributo in quest’incontro dei popoli originari delle due americhe?

Ho partecipato a quest’incontro con molto piacere ed entusiasmo. Oltre a discutere delle tematiche in programma, son giunta qui in Ecuador anche per socializzare del processo inclusivo che sta vivendo ora il nostro popolo. Un progetto sociale e politico dove si prova ogni giorno a rafforzare ciò che stiamo costruendo attraverso le nostre organizzazioni popolari. Questa rivoluzione in atto non è assolutamente facile da realizzare ma siamo ad un buon punto e a mio avviso ci stiamo coscientizzando e questo è utile per il raggiungimento di buoni risultati.

Come si struttura oggi il potere popolare in Venezuela?

Innanzitutto bisogna dire che c’è una diversità all’interno dei movimenti sociali, nel senso che non tutti si sono sviluppati con le stesse modalità e con gli stessi fini e obiettivi. Ognuno ha vissuto percorsi diversi ed ha avuto una storia differente però tutte queste organizzazioni hanno avuto l’esigenza, ad un certo punto, di autoconvocarsi e di riunirsi. Questi soggetti tutti insieme hanno dato vita, poi, a dei consigli popolari che portano avanti le istanze del popolo venezuelano. Si occupano praticamente di tutto ciò che riguarda la vita quotidiana delle masse del Paese. Queste organizzazioni si strutturano in maniera orizzontale per commissioni o per gruppi di lavoro. Basicamente si lavora per commissioni all’interno di comitati popolari come ad esempio il comitato di salute, il comitato d’educazione, il comitato di genere, il comitato dei diritti dei lavoratori, il comitato di difesa dell’ambiente. L’insieme di questi comitati costituiscono le Comuni. Con questo lavoro praticamente si attiva una rete territoriale straordinaria e si mette in moto un processo di responsabilità e di coscientizzazione che consente al popolo di avere un ruolo da protagonista nella vita politica e sociale del Paese.

Com’ è cambiata la vita delle masse e delle donne in Venezuela?

Per me la vita è cambiata tantissimo.

Dunque il primo atto di vero cambiamento in Venezuela si è verificato con la nazionalizzazione della PDVSA (Petróleos de Venezuela, S.A.). Dell’impresa prima noi non sapevamo nulla, pur essendo la principale impresa petrolifera del Paese a capitale straniero in maggioranza. Ogni governo nuovo cambiava i direttivi, i dirigenti e il popolo era estraneo a qualsiasi vicenda, invece oggi siamo anche noi partecipi e attori attivi dell’impresa statale. I proventi dello sfruttamento del petrolio oggi è nostro e grazie a queste nuove entrate si finanziano le Missioni Sociali. La Missione Robinson ad esempio, che si è realizzata con l’appoggio del Governo Cubano, serve ad alfabetizzare il popolo attraverso il programma educativo cubano “Yo si puedo”. Poi abbiamo la Missione Ribas che consente a tutte le persone, che non hanno potuto culminare la scuola media suoperiore, di ottenere il titolo finito. A queste si aggiungono una varietà di Missioni come: Missione Albero, Missione Barrio Adentro, Missione Scienza, Missione Cultura, Missione Guaicaipuro, Missione Hàbitat, Missione Identidad, Missione madri del quartiere, Missione Mercal, Missione Miracolo, Missione Miranda, Missione Negra Hipolita, Missione Piar, Missione Rivoluzione Energetica, Missione Sucre, Missione Villanueva, Missione Vuelvan Caras, Missione Zamora. Queste missioni ovviamente vedono la partecipazione attiva dei giovani, delle donne, degli studenti, dei lavoratori ossia di tutti coloro che prima erano esclusi. La partecipazione è un altro elemento caratterizzante della rivoluzione bolivariana.

Prima eravamo chiamati a votare ogni 5 anni, a scegliere il candidato di turno e la nostra partecipazione finiva lì. Grazie all’avvento dell’attuale Presidente Chàvez, leader indiscusso della Rivoluzione Bolivariana, siamo stati educati a partecipare e ad avere un ruolo attivo nei vari campi della vita economica, sociale e politica del Paese. Anche la Nuova Costituzione riconosce diritti importantissimi e sopratutto per noi donne. Si è riconosciuta la parità di genere anche nelle enunciazioni teoriche, infatti si parla di Presidente e di Presidentessa, di Ministro e di Ministra, di consigliere e di consigliera etc, etc. Quest’ aspetto non è una sciocchezza anzi e poi devo ammettere che non sono solo enunciazioni sulla carta ma hanno avuto un’ applicazione concreta. L’atuale Presidente dell’Assemblea è una donna, la prima Vicepresindetessa della Repubblica Bolivariana Venezuelana è stata una donna e poi abbiamo anche un Ministero che tratta della questione di genere. Con la Rivoluzione Bolivariana è aumentato il numero delle donne nel Parlamento, nei consigli comunali e nei vari direttivi e poi anche la presenza indigena donna è cresciuta notevolmente. In definitiva abbiamo praticamente una maggiore rappresentanza e la nostra voce è più forte rispetto al passato.

Recentemente il Presidente Venzuelano Hugo Chàvez ha consegnato al Presidente Obama il libro di Galeano “Le vene aperte dell’America latina”. È stato un gesto forte, impattante. Questo significa che il continente sudamericano attraverso una nuova rappresentanza alza la testa di fronte al padrone storico. Come si è giunti a questa situazione secondo te?

Si è giunti a questa situazione grazie alla nostra presa di coscienza che è cresciuta.

Avevamo bisogno di un cambiamenti reale e concreto. Nelle nostre origini indigene c’è il seme della ribellione e della dignità e con questi due elementi che continuano a costruire una società differente e più giusta per noi donne, per gli uomini, per i giovani del mio paese. In liena generale posso dire dirti che il sangue della ribellione e della dignità sono in effervescenza.

In quest’incontro a Quito abbiamo trattato d’ambiente e diritti della madre natura. Che ti porti di quest’esperienza? 

Sono una donna, sono una maestra, sono del popolo e sono compromessa con questa rivoluzione. Credo che il ruolo più concreto è quello di dover cambiare ed educare le nuove generazioni anche nei temi ambientali come il riciclaggio, la raccolta differenziata, l’importanza che hanno le risorse naturali, la difesa dei beni comuni. Con quest’ impegno inizia un nuovo processo rivoluzionario e su questo ci stiamo lavorando attraverso le missioni sociali sopra citate. Qui a Quito abbiamo conversato tanto, ci siamo confrontati sulle differenti esperienze che ognuno ha avuto nel proprio paese d’origine, abbiamo condiviso le sconfitte e le vittorie e ci siamo dati degli impegni comuni che riguardano tutti noi. In sostanza posso dire che è stato un incontro molto costruttivo e mi ha dato più enerigie a continuare nel mio lavoro.

Un saluto ai compagni italiani…

Certamente! Dalla Repubblica Bolivariana di Venezuela un saluto solidale e rivoluzionario.

di Davide Matrone

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