Italiani in Ecuador: intervista a Mara Bonapersona

Quanti giovani italiani, come me, avrò incontrato in questi 5 anni in america del sud. Ragazzi che hanno lasciato l’Italia per tanti motivi. Chi per cominciare una nuova avventura e chi invece per conoscere ed esplorare nuovi mondi. Qualcuno invece per cambiare aria in un paese sempre più vecchio, grigio e senza stimoli.

Giovani che hanno cominciato a investire parte della loro vita per vederla migliorare un giorno. Altri invece son giunti perché c’era qualcosa o qualcuno ad aspettarli e che avevano bisogno di loro.

Qualcuno mi ha raccontato che era venuto qui per poter un giorno raccontare ai propri nipoti di aver visto il Nuovo Mondo quello conquistato da Cristoforo Colombo più di 500 anni fa.

Posso dire che ogni anno, per i motivi che ho già accennato, di giovani italiani ne arrivano sempre di più. Non ho indagini o statistiche alla mano ma è una percezione che si tocca con mano, che si nota ad occhio nudo. L’Italia in questo momento è statica, triste, grigia, senza prospettive e progetti per giovani ed adulti. Un ragazzo in un paese statico, grigio, senza prospettive e progetti non è motivato a restarci e allora parte laddove c’è movimento, speranza di poter fare e dimostrare le proprie capacità. Forse in questo momento l’America Latina è una realtà che offre questo ed altro. A chi?

A noi giovani del Vecchio Continente, che comincia a manifestare gli acciacchi della sua vecchiezza, la superficialità della sua agiatezza e del suo benessere che si limita sempre più a poche persone. Ecco all’orizzonte il Nuovo Mondo o “la Terra” come qualcuno avrebbe annunciato qualche secolo fa, che apre le sue porte e si affaccia con le sue meraviglie e potenzialità per troppo tempo nascoste. Un Mondo Nuovo che si concede a giovani come me che hanno avuto il coraggio (o la paura) un giorno di affrontarlo senza perdere nulla, perché nulla c’era da perdere se non l’affetto dei propri cari (beh non è poco certamente).

In questi 5 anni avrò incontrato decine e decine di ragazzi e di ragazze. Molti sono andati via. Qualcuno è ritornato in Italia vivendo una precarietà sempre più stabile. Qualcuno invece dopo una breve pausa nel Bel Paese ha ripreso la valigia e ha continuato ad esplorare nuovi orizzonti, a fuggire dal torpore, a incontrare qualcuno o qualcosa o semplicemente ha voluto riprendere un viaggio altrove per poterlo raccontare ai propri nipoti.

Mara è una di loro che hanno voluto sfidare la realtà del presente e mettersi in gioco per il prossimo futuro. Mara è la voglia di vivere, è la voglia di attraversare, è la voglia di conoscere quello che c’è oltre il mare. Lei si è presa per mano è ha fatto il giro per il mondo come recita la canzone “La vuelta al mundo” dei Calle 13. Queste parole racchiudono un pò il senso di lei e dei tanti ragazzi conosciuti. Questa dolce ragazza di Varese dal marcato accento toscano ha voluto materializzare ciò che un testo di una canzone vorrebbe comunicare agli altri e lei lo ha voluto comunicare a se stessa e a coloro che la circondano.

Come lei tanti ancora incontrerò e con loro converserò per poter comprendere perché si è spiccato il volo, perché lasciare il Vecchio per il Nuovo. Ognuno proseguirà il proprio viaggio, qualcuno invece vorrà il proprio sogno da vivere intensamente. Un sogno che si vive intensamente non ha tempo per l’eternità.

Io 5 anni fa ho voluto cominciare a vivere un sogno intensamente.

Evviva i sognatori che per un sogno da realizzare fermerebbero il tempo per un momento, per qualche istante o forse per l’eternità.

Intervista a Mara Bonapersona (Varese) Psicologa Italiana.

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Quando sei arrivata qui in Ecuador e perché?

Sono arrivata il 28 febbraio del 2012 con il Servizio Civile ENGIM INTERNAZIONALE. Lavoro a Fundeporte nel progetto “Su cambio por el cambio” che è un progetto sociale dedicato agli adolescenti dai 10 ai 18 anni.

Quali sono le attività svolte dai ragazzi?

La mattina i ragazzi praticano quatto sport: il calcio, l’atletica, la lotta e il ciclismo. Il pomeriggio invece frequentano la scuola che è un centro d’educazione integrale dove si svolgono varie attività tra le quali il lavoro sociale. Il mio lavoro si concentra soprattutto sull’aspetto psicologico.

Quando nasce questo progetto?

Il progetto nasce 18 anni fa con Padre Sereno Cozza che ha poi trovato appoggio della Fondazione “Su cambio por el cambio” e da li si è sviluppato ed è cresciuto fino a qualche anno fa. Dallo scorso dicembre il progetto ha subito un cambio di direzione.

Qual è il tuo ruolo principale all’interno del progetto?

La mattina mi occupo di accompagnare l’allenatore di atletica, faccio recupero scolastico con i ragazzi che hanno problemi nell’apprendimento e sono professoressa d’inglese. Invece di pomeriggio mi occupo dei reparti di psicologia, dai test, ai bilanci progettuali, alle valutazioni cognitive, alle terapie individuali a quelle di gruppo ed infine alla scuola dei genitori.

Mara Bonapersona durante le attività coi giovani

Mara Bonapersona durante le attività coi giovani

Raccontiamo di questa tua esperienza qui in Ecuador.

L’Ecuador è un paese che non conoscevo e che secondo me è bistrattato dal turismo e fondamentalmente dalla concezione che noi ne possiamo avere. In realtà è un paese che non é stato ancora scoperto e questo è il suo bene in fondo, perché la natura qui è incredibile. In sei ore da Quito riesci ad arrivare nella selva amazzonica o sulla costa del pacifico. All’inizio questa città mi ha spaventato perché non riuscivo a capirne la collocazione geografica ma in realtà dentro di sé racchiude tantissime anime.

Quali di queste anime ti hanno colpito?.

Tutte. Dalle anime dei ragazzini con cui lavoro, alle anime delle persone che ho conosciuto qui, a quelle dei venditori di carne asada (arrostita), o dei tassisti o di quelli che gridano dagli autobus.

Quali sono i posti che ti hanno colpito in particolare?

Il primo posto sono le isole Galapagos perché sembra di essere su di un altro pianeta. Sembra che l’uomo non sia ancora riuscito a rovinare tutto quello che di bello abbiamo in natura. Un luogo nel quale vivi a stretto contatto con gli animali, con tutto quello che c’è di più primitivo. E’ la cosa più emozionante dal punto di vista naturalistico che abbia mai visto. La selva del Cuyabeno dove la notte c’è cosi tanto silenzio che riesci ad ascoltare i rumori dei tuoi pensieri e poi la profondità dell’oscurità. Qualcosa che non avevo mai vissuto. Al terzo posto ci metto Quito, “La Luz de América”.

Le Galapagos

Le Galapagos

Perché?

Perché fondamentalmente è stato il palcoscenico di tutta quest’esperienza. Ringrazio questa città per tutto quello che mi ha offerto, ed essendo una grande città mi ha dato anche la possibilità, nei momenti difficili, di svagarmi, di conoscere gente, di ricevere un’apertura mentale dove una ragazza coi rasta non viene vista strana.

Gli aspetti negativi?

Il cibo anche se mi ci sono abituata nel frattempo. I problemi gastrontestinali. La sanità che lascia a desiderare. Beh tutti questi sono aspetti marginali.

Cosa ti porti di quest’esperienza?

Mi porto un grande arrichimento professionale e tutte le persone che ho conosciuto qui. Ho imparato a conoscere meglio me stessa. Ho scoperto che esistono tantissime energie differenti e se ci si apre, si riesce a coglierle. Mi porto una grande convivenza. E’ stato veramente una sorpresa bella che mi ha fatto crescere.

Che opinione hai della gente qui in Ecuador?

Ci sono delle grandi differenze. I serrani sono persone molto serie e lavoratrici, mentre i costegni sono rumba latina, poco lavoro e molto descanso (riposo). Gli indigeni invece sono molto chiusi. Questa è l’unica cosa che posso dire anche perché poi le persone vanno conosciute.

Durante questa permanenza qui in Ecuador hai viaggiato per il sud america e per il centro america. Raccontaci di questi tuoi viaggi.

Sono stata in Colombia e la parte che mi è piaciuta di più è stata Capurganá al confine con il Panama. Un luogo di esperienze forti e di conoscenza dell’altro. Sono stata in Panana e in Costarica che sono paesi molto più occidentalizzati rispetto all’Ecuador, alla Colombia e al Sudamerica in generale ma sostanzialmente belli per la presenza di un natura incantevole.

E l’Italia vista da qui?

Lontana. In Italia ero una persona molto impegnata nella politica e nel sociale. Tutte queste cose che prima facevano parte per l’80% della mia vita ora sono molto lontane. Gli affetti sono vicini e lontani anche perché in un anno cambiano tante cose. La vita di tutti va avanti come è andata avanti la mia. Sono preoccupata per la situazione italiana. Inoltre dopo aver scoperto come si può vivere anche al di fuori, ho capito che tante lotte più grandi di te è meglio non farle. Meglio vivere e migliorare il proprio stato fino a quando la gente sarà in grado di ascoltarti.

Le differenze che hai trovato tra il tuo paese e l’Ecuador in questi 12 mesi?

Moltissime volte la gente pensa che il sudamerica sia arretrato. Io credo che definiamo arretrato quello che in realtà non riusciamo a comprendere perché l’unica cosa che al principio definivo arretrato era la mentalità però alla fine è solo un modo diverso di vedere le cose. Per tutto il resto penso che qui siano molto più avanzati e riescono a viversi la vita in un modo differente. Se poi parliamo della burocrazia magari in Italia funziona meglio però qui impari la pazienza.

Tra un pò ritorni in Italia. Cosa ti aspetti e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Non mi aspetto niente. Ho imparato che non bisogna aspettarsi niente e a vivere quello che viene. Trascorrerò 2 mesi di vacanze. Mi prenderò del tempo per me che non mi ero mai presa negli anni passati in quanto lavoravo come un mulo. Andrò a trovare delle persone che non vedo da tanto e passerò del tempo con loro. Vorrei partire con Medici Senza Frontiere se mi pigliano.

Vorresti ritornare qui in america del sud?

Si, de una!! (immediatamente).

Perché?

Perché mi sono innamorata del modo di vivere qui.

Un colore all’Ecuador.

Arancione, perché non è brillante come il giallo e nemmeno passionale come il rosso è un incrocio delle due cose.

Un sapore.

Il mango.

Una canzone.

“La vuelta al mundo” dei Calle 13 anche se “Latinoamerica” ha il suo perché.

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calle 13

http://www.youtube.com/watch?v=v_zZmsFZDaM - La Vuelta al Mundo

http://www.famigliacristiana.it/volontariato/news_3/dossier/ecuador-la-luz-d-america/tutte-le-facce-di-quito.aspx

Intervista su Famiglia Cristiana

di Davide Matrone

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